JUSTIN TIMBERLAKE: la recensione di “Man Of The Woods” (2018)

NOME

Justin Timberlake

GENERE

Pop/R’N’B/Country/Soul

ESORDIO

Justified (2002)

ULTIMO ALBUM

Man Of The Woods (2018)

COPERTINA

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ELENCO CANZONI

Filthy
Midnight Summer Jam
Sauce
Man Of The Woods
Higher Higher
Wave
Supplies
Morning Light feat Alicia Keys
Say Something feat. Chris Stapleton
Hers (interlude)
Flannel
Montana
Breeze Off The Pond
Livin’ Off The Land
The Hard Stuff
Young Man

 

VIDEO/SINGOLI DALL’ALBUM


PUNTO DI VISTA

Justin Timberlake è tornato con Man Of The Woods, nuovo album a distanza di 5 anni dal precedente The 20/20 Experience (vol. 1 e 2). Lui, che di uomo dei boschi ha ben poco, è anzi un perfezionista del suono e della vita sociale. Potremmo dire ‘tutto ciò che tocca diventa oro’ ma probabilmente non sarebbe giusto equalizzarlo a quell’avido Re Mida della mitologia greca, Justin è bravo e molto più furbo del sovrano nemico di Apollo.

Dopo l’intermezzo Can’t Stop The Feeling del 2016, Mr. T ha deciso di tornare a quello che forse non gli è mai riuscito al meglio: l’album.
Il 37enne statunitense è sempre stato un campione imbattibile sui singoli per milioni di views su Youtube e per ascolti sulle odierne piattaforme digitali ma un intero album è sempre stato un atto di composizione difficile, lo testimonia il tempo passato tra un LP e l’altro.

Però Man Of The Woods è una lettera di intenti. Stiamo parlando del primo disco in cui Justin non parla del suo passato, delle sue avventure o di melense dichiarazioni d’amore ma della sua vita attuale, di cosa è successo in questi ultimi 5 anni della sua vita. Il matrimonio con l’attrice Jessica Biel nel 2012 in Puglia e tre anni più tardi la nascita di Silas Randall, finora unico figlio della coppia (che partecipa alla traccia finale del disco, Young Man), hanno profondamente cambiato la vita e la musica di JT, addolcendolo ma non rimbambendolo.

Say Something in duetto con il folk singer Chris Stapleton è forse il picco massimo del cambiamento artistico di Justin, che con camicie a quadri e cappelli di pelle marrone integra il suo sound alle tradizioni folk e country del Kentucky, Kansas e Arizona. Flannel è un’altra prova della sua conversione country se non fosse per quella batteria elettronica che quasi rovina l’atmosfera.

Justin Timberlake torna sì alle origini ma lo fa a modo suo. Il cantante di Memphis riprende le sue radici gospel e soul in Sauce e nel duetto con Alicia Keys, Morning Light (l’ombra di Sam Smith è presente).
La forza di JT attraversa i generi, avvicina la dance al country e così il folk al pop, un interminabile flusso temporale con un unico punto fermo: lui stesso.

Nulla si crea, nulla si ditrugge ma tutto si trasforma.

VOTO: 7

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