COSMO: la recensione di “Cosmotronic” (2018)

NOME

Cosmo

GENERE

Elettronica

ESORDIO

Disordine (2013)

ULTIMO ALBUM

Cosmotronic (2018)

COPERTINA

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ELENCO CANZONI

Disco 1
Bentornato
Turbo
Sei La Mia Città
Tutto Bene
Tristan Zarra
L’Amore
Animali
Quando Ho Incontrato Te
Ho Vinto

Disco 2
Ivrea Bangkok
Attraverso Lo Specchio
Barbara
La Notte Farà Il Resto
5 Antimeridiane
Tu Non Sei tu


VIDEO/SINGOLI DALL’ALBUM


PUNTO DI VISTA

Bentornato Cosmo, con la tua voglia di vivere e i balli sconclusionati, con il tuo parlare di te stesso senza vergogna e il rave in auto.

Toc, Toc e Cosmo inizia la sua festa col Turbo tra machine sfarzose e ritmi mediorientali, ci invita a seguirlo, ci tende la mano, è divertente dice. Marco Jacopo Bianchi ci guida nel suo bordello fuori città, di gran lusso e con scale di marmo, scorrimano d’argento e lampadari di cristallo. Al piano superiore la vista è magnifica, da una parte la metropoli quella fatta di luci, clacson e grattacieli con luci rosse a intermittenza, dall’altra la città, la tua città, una donna profumata da scoprire in ogni angolo e a cui gridare: “Cazzo Se Mi Piaci!”.

In Tutto Bene e Tristan Zarra, l’artista di Ivrea si lascia guidare dalla sua “città”, le mani e la bocca seguono percorsi inesplorati (“Non c’è serratura che ci ostacoli…fino alla truffa più grande che ci lasci in mutande…ma che mira”) e cresce dentro la paura di essere scoperti, la porta lasciata socchiusa per attirare di proposito gli sguardi delle persone più indiscrete, vuole mostrare il suo festival d’amore, sesso e divertimento a tutti.

Cosmo ci insegna in questo viaggio come ci si possa innamorare di tutto e di tutti, un buonismo necessario alla sopravvivenza dell’essere per diventare migliore. Migliore di chi? Migliore del se stesso di qualche tempo fa. Migliore del se stesso di un disco fa.

Non distraiamoci però dal vero viaggio nel bordello: il sesso. Quell’ardore che guida le sinapsi, scivola sotto pelle e trasforma gli esseri umani in Animali (“Corri a prenderti tutto, godi anche se sente tutto il palazzo, tutto senza che ti vergogni, sotto non è vero che invecchi”). Finito l’amplesso, Cosmo si risveglia solo nel letto e ripensa al momento in cui ha incontrato lei e a quell’errore borghese commesso in un momento di paura (“Passerà, come passa un sabato, mi addormenterò senza più paura di niente”).

Il primo disco di Cosmotronic si chiude con un errore, un divertente errore avvenuto in un momento di debolezza. Ma tutto è giustificato poiché è servito a riprendere coscienza del momento interiore che Marco sta passando (“Ho lottato contro me stesso e ho vinto”), una confusione passeggera…aveva solamente voglia di sfogarsi un po’.

Nella seconda parte dell’album Marco si tuffa negli oppiacei e nella terra orientale lasciandosi cullare, prende synth, drum machine e gorgheggi campionati e inizia il suo viaggio da Ivrea verso Bangkok (da non confondere con scampagnate in macchina di finte rapper e cassiere mal cresciute). Cosmo trova qualcosa, un passaggio dimensionale Attraverso lo Specchio che lo porta dritto tra le braccia della sua Barbara.

Marco è stanco, stanco di pensare a quel bordello che però in realtà lo ha rimesso in piedi e tranquillizzato sulla sua situazione sentimentale degli ultimi tempi. Ora non vuole smettere di divertirsi fino al mattino poi la preghiera finale: “Io non credo in Dio ma nell’odore degli animali, credo in te”. 

Cosmo costruisce la sua Arca per affrontare il diluvio universale con 15 canzoni, una diversa dall’altra per creare una nuova specie di musica e farla sopravvivere negli anni che verranno.

VOTO: 7,5

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