MORRISSEY: la recensione di “Low In High School” (2017)

NOME

Morrissey

GENERE

Pop/Rock

ESORDIO

Viva Hate (1988)

ULTIMO ALBUM

Low In High School (2017)

COPERTINA

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ELENCO CANZONI

My Love, I’d Do Anything for You
I Wish You Lonely
Jacky’s Only Happy When She’s Up on the Stage
Home Is a Question Mark
Spent the Day in Bed
I Bury the Living
In Your Lap
The Girl from Tel-Aviv Who Wouldn’t Kneel
All the Young People Must Fall in Love
When You Open Your Legs
Who Will Protect Us from the Police?
Israel

VIDEO DALL’ALBUM


PUNTO DI VISTA

 

Provate ad immaginare un album degli Smiths, uno qualunque, tanto sono tutti belli. Ora, togliete la chitarra di Johnny Marr, quel tratto caratteristico unico nella storia della musica inglese che con le sue veloci dita riusciva ad interpretare ogni singolo lamento e cambiamento della voce di Morrissey. Togliete il basso preciso e la batteria, cosa rimane? Solamente la voce di Steven Patrick Morrissey a portare avanti la baracca basterebbe. Forse fino a 10 anni fa il discorso filava ma ora i tempi sono cambiati.

Morrissey consegna al pubblico un album di musica rarefatta, quasi da colonna sonora, i cui testi sono ispirati dai recenti fatti della Brexit e dalle sue personali delusioni amorose. Il cantante di Manchester si atteggia ancora un’altra volta a ultima grande diva della musica e risulta ancora un personaggio ingombrante della recente storia inglese, non ultima è l’attacco alla Corona con la dissacrante copertina di Low In High School raffigurante un bambino con in mano un cartello ‘Axe The Monarchy’ (Accetta La Monarchia) e, appunto, un’accetta. Il titolo ha anche un doppio senso di accettare nel senso di patire senza parlare, il “problema” della Monarchia inglese, diventata sempre più inutile nell’ultima decade.

L’ex Smiths fa quello che sa fare meglio, canta. Ma stavolta non regala emozioni, Low In High School è un razzo acceso pronto a partire ma che non sa nemmeno dove andare. La maggior parte dei brani, anche i singoli I Wish You Lonely, Jacky’s Only Happy When She’s Up On The Stage e Spent The Day In Bed, non hanno un vero e proprio ritornello, adagiandosi semplicemente sulla voce mitologica del cantante inglese che, posseduto ormai da diverso tempo da deliri di onnipotenza, crede di potersi permettere di sfornare anche prodotti venuti fuori dall’indecisione del momento artistico.

Una piccola eccezione è rappresentata da Home Is A Question Mark, classica ballad in cui Steven fa piangere la sua gola così come fu con brani storici della discografia dei The Smiths come I Know It’s Over e This Charming Man, e dalla quale si riesce ad intravedere una parvenza del vero Morrissey.

Con tutto questo non vogliamo di certo fare le scarpe a Morrissey ma nemmeno dobbiamo chinare il capo e leccare ogni sputo che l’ex Smiths ci ha proposto dal 1988 ad oggi.

Low In High School è la doppia faccia di un Dottor Jekyll e Mr. Hyde della canzone inglese, che intenzionalmente si perde in un sentiero sconosciuto senza nemmeno essersi preoccupato di avere con sé l’attrezzatura necessaria per ritrovare la via del ritorno.

VOTO: 5

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