MAROON 5: la recensione di “Red Pill Blues” (2017)

NOME

Maroon 5

GENERE

Pop/Rock/Elettronica

ESORDIO

Songs About Jane (2002)

ULTIMO ALBUM

Red Pill Blues (2017)

COPERTINA

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ELENCO CANZONI

Best 4 U
What lovers do (feat. SZA)
Wait
Lips on you
Bet my heart
Help me out (feat. Julia Michaels)
Who I am (feat. LunchMoney Lewis)
Whiskey (feat. A$ap Rocky)
Girls like you
CLosure
Denim jacket
Visions
Plastic rose
Don’t wanna know (feat. Kenrick Lamar)
Cold (feat. Future)

VIDEO DALL’ALBUM


PUNTO DI VISTA

Luci laser e sfumature soft elettroniche per la top band che naviga sempre su acque sicure, qualunque sia il momento della scena pop internazionale.

Il titolo dell’album si riferisce al termine “pillola rossa o pillola blu”, leitmotiv dell’allora rivoluzionario film del 1999 Matrix delle sorelle Wachowski. Per la copertina dell’album, il gruppo si è ispirato invece ad alcuni filtri disponibili sull’app e social network Snapchat. Voi potreste giustamente chiedere: e che cos’hanno in comune questi elementi tra loro? Niente, appunto. Ma questa scoordinazione stilistica ha sempre contraddistinto il gusto semi-ironico della band losangelina.

Tre anni di fermo per i Maroon 5 prima della pubblicazione di un nuovo album in studio: l’ultimo lavoro della band guidata da Adam Levine, V, era uscito nel 2014. Per quest’ultima studiatissima e cauta fatica, i 7 californiani di Los Angeles hanno coinvolto i principali producer della scena pop mondiale: da Diplo a Ricky Reed, passando per Benny Blanco e il duo The Arcade.

Red Pill Blues si potrebbe definire un classico dei Maroon 5: un mix di pop, r&b e funk con pezzi dai ritornelli immediati, cantabili, easy listening, che sembrano essere stati scritti appositamente per scalare le vette delle classifiche moderne.

La produzione è massiccia, le collaborazioni innumerevoli (Kendrick Lamar, SZA, Julia Michaels sono solo alcune), il sound deciso fin da principio ad accaparrarsi con una certa piaggeria il gusto dello zoccolo duro dei pop-addicted su vasta scala (dimostrato anche dalla presenza di Serban Ghenea al mixing, un “ingegnere del pop” che vanta nel suo carniere oltre un centinaio di hit pop). Pezzi come Lips On You attingono all’immaginario smooth erotico della musica synth-pop squisitamente 80’s ed hanno vaghi richiami di Wicked Game nelle loro fondamenta, l’intro di Beth My Heart ricorda in maniera netta quello della ben più giovane Stitches di Shawn Mendes, ma con un plesso contemporary R&B alla Rihanna che è sempre stato il punto forte dei M5.

Considerato in termini musicali, Red Pill Blues è un affascinante e affidabile lavoro di preconfezionatura che, dall’inizio alla fine, sostiene un seducente umore lounge di sound contemporary r&b e funk da soffuse luci al neon e languidi falsetti smooth-sexy. Certo, verrebbe facile (seguendo il concept di base) parlare di mancanza di vigore libidinoso persino dopo l’ingestione della notoria pillola blu, a seguito di tutti questi occhiolini allusivi di stampo musicale, ma come tale, Red Pill Blues non si presenta come un gancio ritmico e melodico pronto a colpire di netto l’orecchio dell’ascoltatore: ogni taglio si dispiega con la propria delicata logica interna, con le diverse texture che giocano piacevolmente l’una sull’altra dando l’impressione di scivolare da una traccia all’altra senza fatica.

L’intermezzo strumentale di Closure poi regala una raffinatezza dalla sapidità funky e french house che si potrebbe trovare solo in una dissertazione dei Daft Punk. E quindi benvengano anche le facilonerie di chi, seguendo l’esempio di Madonna, è un prudente squalo dell’imprenditoria musicale, fiutando sempre cosa piace al pubblico della grossa. In questo senso, Red Pills Blues il suo lavoro lo fa, e si potrebbe dire che lo fa pure bene.

VOTO: 7,5

Gianluca Ricotta

 

 

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