JOHANN SEBASTIAN PUNK: la recensione di “Phoney Music Entertainment” (2017)

NOME

Johann Sebastian Punk

GENERE

Rock/Synth/Style-rock

ESORDIO

More Lovely and More Temperate (2014)

ULTIMO ALBUM

Phoney Music Entertainment (2017)

COPERTINA

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ELENCO CANZONI

Mandkind Blues
Confession
Tragedy
In Search Of Miraculous
Samba Da Segunda-Feira
Rite Of Passage
The Quintessential
Insanity Fair
Manifest Destiny

VIDEO/SINGOLI DALL’ALBUM


PUNTO DI VISTA

A tre anni dall’esordio dei More Lovely and More Temperate, primo album in lingua inglese finalista al Premio Tenco, accolto dalla critica come uno dei migliori debutti italiani degli ultimi 20 anni, i Johann Sebastian Punk tornano con Phoney Music Entertainment. Quell’anno però a vincere fu Filippo Graziani (figlio di Ivan graziani) con Le Cose Belle.

Presi sotto l’ala protettiva di Enrico Ruggeri, che probabilmente ha rivisto nella band sperimentale milanese l’ombra dei suoi Decibel, il quartetto di Massimiliano Raffa ha fin da subito forti connotazioni teatrali con un noise che si avvicina al pop anni 80.

Phoney Music Entertainment è il secondo atto dello spettacolo inscenato dai Johann Sebastian Punk, la glam-pop band scappa dalla mediocrità musicale moderna e dagli aspetti prettamente cinici di amicizie di convenienza e cammina in una bolla di sapone sopra le nostre teste.
La band di Raffa galleggia e ondeggia su una vastità di generi imprevedibili e inetichettabili: si passa dal corismo beatlesiano di Confession a dimensioni new wave e riff british di Tragedy.

L’intermezzo In Search Of The Miracuolous segna il momento dell’acquisto dei popcorn tra un atto e l’altro. Il sipario si riapre su nuovi scenari, la canzone pop diventa musica caraibica in Samba Da Segunda-Feira e torna tra gli anfratti teatrali con The Quintessential.

I Johann Sebastian Punk accolgono il pubblico nel castello di Frank-N-Furter di Rocky Horror Picture Show e mostrano loro le stanze che compongono il maniero, in cui sadismo, vizi, gioia e narcisismo si mostrano nelle loro forme più pure. La scenicità teatrale del quartetto di base a Milano è un ‘tentativo di fuga dalla mostruosa mediocrità del qui e dell’ora’, evasiva visione di un palcoscenico idilliaco che si avvicina alle forme più strane di arte cinematografica come la violenza di Kubrick e la cattiveria dell’essere umano di American Horror Story.

L’ideale di armonia e proporzione classicista muta la sua forma e recita le battute delle opere più famose del Novecento.

VOTO: 6,5

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