OASIS: la storia di “(What’s The Story) Morning Glory?” (1995)

Il 2 ottobre del 1995 usciva uno degli album più importanti della storia della musica britannica e mondiale, (What’s The Story) Morning Glory?

Il disco è il secondo della carriera degli Oasis che, solo l’anno prima, hanno pubblicato con Definitely Maybe (24 agosto 1994) vendendo ad oggi oltre 10 milioni di copie, è stato l’album d’esordio più venduto nel minor tempo della storia musicale britannica (record superato nel 2006 con Whatever Peaople Say I Am, That’s What I’m Not degli Arctic Monkeys).

La band formata da Liam Gallagher, Noel Gallagher, Paul ‘Bonehead’ Arthurs, Paul ‘Guigsy’ McGuigan e Alan White ha dato vita nel 1995 a un cult della storia della musica inglese e l’album più famoso degli Oasis: con oltre 22 milioni di copie vendute, diventando il terzo disco più acquistato della musica del Regno Unito, dietro ai Queen (Greatest Hit, 1981, 25 milioni) e ai Beatles (Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band, 1967, 32 milioni).
(What’s The Story) Morning Glory? è stato decretato dalla rivista Q Magazine il miglior album degli anni novanta.


COPERTINA

La prima copertina degli Oasis è una fotografia in casa del chitarrista Bonehead che raffigura la band intenta a guarda il film di Sergio Leone Il Buono, Il Brutto e Il Cattivo con richiami all’Italia (il poster di Gian Marià Volontè in Per Un Pugno di Dollari) e al calcio inglese (George Best e Rodney Marsh).

Per la copertina di (What’s The Story) Morning Glory?, la band dei fratelli Gallagher commissionò il lavoro ancora al fotografo inglese Brian Cannon che immortalò già Definitely Maybe.

Stavolta si decise di non utilizzare la band per lo scatto ma due ragazzi anonimi che venivano ripresi in modo sfocato camminare per strada. Così davanti al negozio Sister Ray in Berwick Street, Londra, nacque la copertina di (What’s The Story) Morning Glory? in circa tre ore.

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TRACKLIST

HELLO
L’apripista è l’ultima canzone in cui si vede la presenza nei credits di Tony McCarroll, batterista sostituito da Alan White. Hello è un saluto al grande pubblico (“It’s Good To Be Back”) ed anticipa il sound più riot che gli Oasis avranno solo due anni dopo con D’You Know What I Mean?, primo singolo del terzo album Be Here Now. 

ROLL WITH IT
Il singolo che più di tutti ha alimentato la “Band Battle” contro i Blur, l’antagonista di Country House è uscito il 24 agosto 1995 vendendo 216.000 copie contro le 274.000 di Damon Albarn e compagni.

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WONDERWALL
La nostalgia sale con Wonderwall, i cui accordi sono gli stessi della parte iniziale acustica di Hello. Il titolo è un omaggio ai Beatles più melodici (è il titolo del primo album solista di George Harrison) ed è una canzone d’amore dedicata da Noel Gallagher alla compagna di Meg Matthews.
Wonderwall è il racconto di un’unione che sopravvive a dispetto delle avversità, senza mai nascondere però veramente l’incertezza per il futuro.

DON’T LOOK BACK IN ANGER
L’introduzione pianistica di Don’t Look Back In Anger è il più crudo omaggio a Imagine di John Lennon, artista per il quale la band dei fratelli Gallagher non ha mai negato l’amore (il figlio di Liam si chiama Lennon Gallagher). Lo struggente ritornello “da accendini” mette in risalto l’acutezza della voce di Noel Gallagher mentre Liam sicuramente non sarebbe stato all’altezza della prova vocale del fratello.
Il titolo è una citazione di Look Back In Anger, opera teatrale di John Osborne, manifesto degli angers inglesi e del positivismo anni ’90.

HEY NOW
Hey Now è una riflessione sulla vita d’artista, con una melodia che ricorda molto gli Stone Roses e con una chitarra che fa il verso a George Harrison. A proposito del pezzo, Noel dice “Hey now è una canzone che parla di guardarsi indietro e di come pensiamo che ce l’abbiamo fatta nonostante la grande fatica”.

THE SWAMP SONG 1
L’intermezzo che ci voleva, chitarra distorta e armonica a bocca suonata dal Modfather Paul Weller, si muove a metà tra Hello e Rockin’ In The Free World di Neil Young. La rivolta degli Oasis è sempre dietro l’angolo, The Swamp Song 1 è l’anticipazione alla distorsione di Some Might Say.

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SOME MIGHT SAY
Il testo originale di Some Might Say scritto da Noel Gallagher su un foglio di block notes è contenuto nell’Hard Rock Cafè di Parigi. Parla di possibilità, di quello che una persona potrebbe o non potrebbe fare in determinate situazioni, di come la vita scivoli lentamente sotto gli occhi distratti di tutti noi. La chitarra distorta e il cembalo sempre presente, rendono Some Might Say una canzone vitale seppure il testo ha l’obiettivo di far riflettere gli ignavi.

CAST NO SHADOW
Cast No Shadow rappresenta una riflessione sulla vita d’artista, infatti il brano è dedicato a Richard Ashcroft, leader dei The Verve e uno dei pochi musicisti realmente stimati dai fratelli Gallagher. I versi parlano delle difficoltà che si hanno mentre si tenta di esprimere ciò che si ha dentro e di farlo capire agli altri. La difficoltà di sentirsi schiacciato dalla realtà e l’impossibilità di poter reagire.

SHE’S ELECTRIC
Denominata da Alan White come il pezzo “per le mamme e i papà”, l’atmosfera è quella dei Kinks anni ’70. She’s Electric è un racconto: una favola di come un uomo, che si trova di fronte alla famiglia eccentrica della sua fidanzata, finisce a fare pensieri non poco puri sulla madre e la sorella della sua ragazza.
Il coretto finale è copiato e incollato da With A Little Help From My Friends dei the Beatles (1967).

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MORNING GLORY
Il pezzo che dà il titolo all’album è sicuramente il più punk di tutto il disco.
Le esplosioni e gli elicotteri riportano al film Apocalipse Now (diretto da Ford Coppola nel 1979) e anticipano di due anni D’You Know What I Mean?, è considerato il pezzo più americano dell’album.

L’ispirazione per il titolo arriva a Noel da una telefonata di una ragazzina americana che risponde al chitarrista What’s The Story Morning Glory?, alcuni versi furono ispirati da una passeggiata con il walkman, altri dall’abuso di cocaina.

THE SWAMP SONG 2
La continuazione di The Swamp Song 1, con Paul Weller all’armonica mentre Noel tiene a bada la sua chitarra distorta.

CHAMPAGNE SUPERNOVA
D’ispirazione chimica, Champagne Supernova racchiude tutta l’ironia del nonsense, la gioia dell’aver realizzato il sogno di diventare rockstar e poi l’angoscia che non possa durare, così come una Supernova è destinata a spegnersi.
Paul Weller suona l’elettrica con Noel Gallagher, ci sono le droghe e c’è l’inquietudine che prende le distanze dalla sicurezza del precedente Live Forever.

E’ un pezzo catartico che chiude un’epoca, quella delle risse nei pub, dei cazzotti tra fratelli e delle rivalità con i Blur, si chiude definitivamente un periodo d’oro per la musica inglese.

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