BAND OF HORSES – IN ITALIA

Band of Horses, la band di Seattle, arriva in Italia per un’unica data per presentare oltre ai successi dei precedenti lavori l’ultimo album “Why Are You OK”, pubblicato da Interscope/Caroline International nel 2016.

In passato Ben Bridwell, fondatore e leader dei Band Of Horses, sarebbe letteralmente scappato di casa per comporre, rinchiudendosi in un luogo isolato o in una località remota, per uscirne dopo diversi mesi con nuove canzoni da lavorare con la sua band. Questa volta invece Ben è rimasto a scrivere nell’atmosfera casalinga vicino alla moglie e alle quattro figlie permettendo alle sue esperienze quotidiane e personali di entrare nel processo di composizione. Così è nato questo quinto album della band originaria di Seattle ma di stanza in Carolina del Sud.
Durante la lavorazione dell’album inoltre è accaduto qualcosa che ha profondamente influenzato il risultato. Mentre Bridwell e soci – Tyler Ramsey, Ryan Monroe, Creighton Barrett e Bill Reynolds – si trovavano nel South Carolina con Jason Lytle (ex–Grandaddy) per lavorare al nuovo album, un giorno durante un momento cruciale del processo di registrazione, il telefono di Ben è squllato. Era Rick Rubin, da RollingSTone definito il “produttore più importante degli ultimi 30 anni” ( Johnny Cash, Red Hot Chili Peppers, Audioslave, Tom Petty, Metallica, Danzig, Slayer, Public Enemy, Beastie Boys, The Cult, Weezer) che aveva ascoltato casualmente una canzone dei Band of Horses alla radio mentre si trovava alla guida della sua auto.
Senza entrare nei dettagli, quella chiamata era esattamente la spinta finale che le canzoni di Bridwell necessitavano nel loro viaggio dal concepimento all’uscita.
Il risultato di quel lungo lavoro è il quinto album in studio dei Band of Horses, “Why Are You OK”, un album che fa tesoro delle loro passate esperienze ed allo stesso tempo mantiene alta la vulnerabilità trasmessa dalle loro migliori canzoni. Creando mondi popolati da uno strano ma reale cast di personaggi di Charleston, città natale di Bridwell, le canzoni di “Why Are You OK” combinano sentimenti universali con il talento per la narrazione di Bridwell, il tutto avvolto in lussureggianti trame melodiche che sono state a lungo la base del suono dei Band Of Horses.

Miscela di Folk, rock, indie, country, southern, persino un pizzico di soul bianco, il “bearded rock” dei Band Of Horses è ricco di sfumature e riesce a creare in modo credibile, con semplicità e sincerità, dei collegamenti spazio-temporali tra epoche musicali differenti, miscelando un’attitudine grezza e istintiva, probabile eredità del grunge, ad una sapiente e fruttuosa ricerca della melodia.

L’album, prodotto da Jason Lytle, con Rick Rubin come produttore esecutivo e mixato dal mostro sacro Dave Fridmann, include la collaborazione con J. Mascis dei Dinosaur Jr. nel brano In a Drawer.

Sin dagli esordi nel 2006 con il loro primo LP “Everything All The Time”, pubblicato dalla mitica label SUB POP, i Band of Horses si sono affermati come un pilastro dell’Indie Rock  e nell’arco di un decennio hanno realizzato quattro bellissimi album, tra cui il nominato ai Grammy  Infinite ArmsMirage Rock, prodotto dal leggendario Glyn Johns. Vincitori del Music Award for International Album of the Year, le loro canzoni sono state utilizzate in diversi film e note serie televisive di successo.

Fondata e guidata dal cantante e compositore Ben Bridwell, la band di stanza in South Carolina ci ha regalato negli anni molti singoli indimenticabili, come “No One Gonna Love You”, e The Funeral” inserito da Pitchfork tra le migliori canzoni degli anni 2000, ed ha girato il mondo più volte con tour da headliner e dividendo il palco con mostri sacri del rock come Pearl Jam e Neil Young. Già annunciati tra gli headliner dei più importanti festival europei come Frequency, Way Out West, Pukkelpop, End Of The Road, arrivano a TODAYS Festival per una UNICA DATA ITALIANA.

2 pensieri su “BAND OF HORSES – IN ITALIA

  1. Io ho visto soltanto 3 concerti in tutta la mia vita, tutti e 3 di Franco Battiato. Gli piace farli in mezzo ai prati, e questo talvolta causa degli inconvenienti non da poco.
    Ad esempio, al primo dei 3 concerti aveva piovuto a dirotto dalla mattina fino a un’ora prima dell’inizio, e quindi per raggiungere il mio posto a sedere dovetti avanzare nel fango che mi arrivava fino alle caviglie.
    Tuttavia, fare i concerti in un contesto agreste ha anche dei lati positivi: ad esempio, al secondo e al terzo concerto eravamo in piena Primavera, e quindi l’ aria era carica di tutti gli odori naturali della terra, sembrava di essere nel giardino dell’ Eden.
    Al primo concerto Battiato fece un’ entrata in scena spettacolare: arrivò in macchina, fece fermare l’ autista a poca distanza dagli ultimi posti a sedere e poi percorse a piedi il tragitto da lì al palco. Anche lui si sarà riempito le scarpe di fango, ora che ci penso.
    Il pubblico fu molto disciplinato: invece di sporgersi in avanti per toccarlo, si alzò in piedi e lo applaudì a scena aperta. Lo facemmo perché avevamo capito il senso profondo di quella scelta: Battiato voleva esprimere vicinanza al suo pubblico non con un sorriso finto, non con un ringraziamento stereotipato, ma con il gesto simbolico di camminare in mezzo a noi. Ci commosse senza bisogno di dire una parola.
    Il terzo concerto fu il più bello in assoluto, perché lui nell’ultima mezz’ora ci chiamò tutti sotto il palco e fece canzoni a richiesta finché non gli andò via la voce.
    Quella sera stessa capii che non l’avrei più visto in concerto, perché era meglio chiudere così, avevo già toccato l’apice. Cosa ne pensi della mia esperienza?

  2. Pingback: TIMBER TIMBRE – IN ITALIA |

Rispondi

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.