
Eduardo Losada Cabruja è un cantante e biologo venezuelano noto semplicemente come Cabruja. Alterna la sua vita da insegnante di scienze in spagnolo in un liceo genovese a quella di cantautore. Nel 2021 pubblica il suo primo album solista omonimo e l’11 luglio ha pubblicato in digitale “Malecón Remixes”, due rivisitazioni del suo nuovo singolo firmate da Raul Girotti e dal dj Alex O’Neill.
“L’idea dei due remix nasce dal fatto che il testo di “Malecón” si prestava a diversi stili di musica – dichiara Alex O’Neill – È stata creata una versione pop dance con sonorità molto attuali e una versione reggaeton con un beat che praticamente è impossibile non ballare”. Malecón è un lungomare, che ora si trasforma in un santuario sotto le stelle, dove il sacro e il profano si intrecciano in un rituale intenso, trascinando tutti in un’unica, grande celebrazione collettiva.

“Malecón” è stata scritta durante il lockdown e simboleggia il ritorno alla vita. Come mai hai deciso di farla uscire così tanto tempo dopo quel periodo?
A dire il vero, durante la pandemia è nata l’idea di utilizzare la parola “Malecón” per rappresentare il desiderio di trovarsi in un posto bello, figo, familiare a me e alla mia compagna di lockdown, Maria Cecilia (orgogliosa barranquillera, quindi colombiana) “Ho voglia di Malecón”, ci dicevamo spesso. La canzone arrivò molto dopo quando Raul Girotti di Over Studio Recording mi ha chiesto di fare qualcosa di vivace, di allegro, sfruttando i ritmi della mia terra. Così ci siamo messi al lavoro io e Giancarlo Di Maria ed ecco quello che è venuto fuori.
Nel video c’è lo scontro tra sacro e profano. Nella vita, tu da che parte stai?
Ho una spiritualità tutta mia nonostante io mi ritenga ateo. Per me, il Sacro va dissacrato altrimenti si perdono le prospettive. Non c’è forma migliore di fare ciò che “ritualizzando” il profano, rendendolo magico e dandogli potere. Un gesto, una parola che per te potrebbe non significare nulla ma per me invece è tutto. È delizioso.
Perché hai scelto di fare due remix di “Malecón”? E come mai proprio una dance e una Reggaeton?
Abbiamo affidato questa missione al veterano Alex O’Neill, producer e noto Dj. Inizialmente abbiamo pensato ad una versione dance, ma una volta sentite le prime bozze, abbiamo pensato che una canzone come Malecón si prestava benissimo per un ritmo Reggaetón, che forse gli appartiene di più. È un genere che ho visto nascere e che piano piano ha acquisito una sua dignità. Chi snobba il buon reggaetón non ha capito cosa si sta perdendo.
Cosa vuol dire essere uno scienziato e un cantautore allo stesso tempo? Come riescono a convivere queste due anime?
C’è un po’ di uno nell’altro. Non c’è musica senza scienza e chi non sente la musica nella Natura è perché è sordo. Il vero problema è come avere tempo per fare entrambe le cose.
Cosa rappresenta Genova per te? Come la descriveresti?
Genova ormai è casa. Sono molto fiero della mia città perché girando un po’ l’Italia, ma anche altre città europee e facendo un paragone, Genova resta verace. Genova si aggrappa con le unghie alla sua identità, nel bene e nel male. Mi sento dire “troppo sporca”, “troppo casino”… e la più bella di tutte: “Piena di stranieri”. A me viene da rispondere, da buon genovese: va bene, tornate a casa tua.
Secondo te cosa accomuna Genova a Caracas?
Sono vibes completamente diverse. Genova è una signora decadente che mugugna in continuazione, Caracas è una giovane promettente che invece poi ha perso la strada. Bella ma rotta.
