Dall’oscurità alla speranza, Pollio: «Sono ritornato per rompere l’equilibrio della misurabilità»

A nove anni di distanza dal suo ultimo lavoro, il cantautore milanese Pollio torna con il nuovo album “Dopo la bomba”. Sette inediti in cui l’artista abbandona le vecchie oscurità per esplorare la complessità del presente, trasformando la crisi in speranza.

“Dal 2017 in poi non ho più pubblicato nulla – racconta Pollio – ma non ho mai smesso di scrivere. Poi è arrivato il COVID, che mi ha tolto i concerti, e nel frattempo la vita è andata avanti: una casa nuova, un mutuo e, nel 2021, la nascita di un figlio”. Un progetto “custodito con pazienza” da parte dell’ex voce degli io?Drama, che sarà presentato venerdì 30 gennaio all’Arci Bellezza di Milano con un concerto che unirà passato, presente e futuro.

Cosa l’ha convinta a pubblicare un nuovo album?
Le canzoni c’erano, la squadra anche, ma l’ingrediente che mi ha fatto dire di sì è stata la consapevolezza che questi sette brani avessero un messaggio di speranza. In passato scrivevo pezzi più oscuri. Ora, invece, guardo in faccia la realtà con una nuova fiducia ed energia positiva. Mi sono accorto che il materiale raccolto durante la pandemia sprigionava luce.

“È solo una fase” apre il disco. Per citare una frase del brano, come arriverai ai tuoi “primi cent’anni”?
Oggi la longevità sta diventando una questione economica, una corsa all’elisir di lunga vita, probabilmente Putin e Xi Jinping arriveranno a 170 anni e non sarà cambiato nulla… Io spero di arrivarci avendo vissuto appieno tutto ciò che mi è capitato, senza troppi pentimenti, preservando un tocco di mistero e senza rendere ogni aspetto della vita “misurabile”. Non vorrei vivere in un’altra epoca. Mi auguro di guardarmi indietro e dire: “È stato un macello, ma me la sono goduta lo stesso”. Tra le righe del disco c’è la speranza, non l’apocalisse.

“La Percentuale” è dedicata a chi difende la propria indipendenza interiore. Quali sono le inquietudini e il senso di alienazione di cui parli?
Sono inquietudini esplose proprio in questo disco: il tempo che passa, l’invecchiare, quel divario tra le ambizioni e la realtà quotidiana di un lavoro che magari non ti piace. Parlo di chi stringe i denti per farsi andare bene la giornata. Spesso ci concentriamo sui “soldi facili” o su fenomeni come OnlyFans, ma la verità è che siamo una maggioranza vastissima di persone smarrite che cercano solo di arrivare a fine mese e dare un senso alla propria esistenza. Ho cercato di dare voce a chi vive l’alienazione o la depressione, a chi si sente chiuso in una stanza. Siamo tutti 100% umani. Per esempio, il brano “Lucciole” nasce proprio da questo senso di rivalsa contro frasi ciniche come “sono meglio i cani delle persone”. Volevo rompere l’equilibrio della misurabilità e ritrovare ciò che ci rende simili.

“Mi sei mancata tanto” parla di un amore adulto e imperfetto. A chi è rivolta e cos’è per te l’amore “imperfetto”?
È una canzone spudorata, che entra nei letti matrimoniali della storia, da quelli dei re a quelli dei servi. Nasce dalla necessità di raccontare un sentimento difficile: quello di una coppia che sta insieme da tanto. Quando l’innamoramento lascia il posto alla quotidianità, l’amore diventa una forza sana ma istintiva, fatta di fatica e di distanze che solo la comunicazione può colmare. Mi sono ispirato ai grandi: a De André (penso a “Verranno a chiederti del nostro amore” o “Canzone dell’amor perduto”), a “L’animale” di Battiato, ma anche a Cocciante, a Califano e a Enzo Carella. In questi casi, è la poesia a farsi “vestito” del sentimento.

Il 30 gennaio lo presenterai all’Arci Bellezza di Milano. Che show sarà?
Sarà un’unica data speciale per il lancio del disco e il mio ritorno live, un modo per tirare le fila di questi anni. Con la band ci siamo concentrati sul rientrare in contatto con il pubblico. Sarà un live lungo che comprenderà anche i brani del precedente “Humus” e degli Io?Drama. Ci sarà anche un omaggio a un cantautore che mi è stato molto vicino, Lucio Dalla.

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