
“Trovarsi soli all’improvviso” è il secondo album di Marco Giudici, fuori per 42 Records, a distanza di cinque anni dall’esordio “Stupide cose di enorme importanza” e anticipato dai due singoli “Trovarsi soli” e “abitudini di vita”. Nel mezzo, un EP uscito tre anni fa e un percorso da musicista e produttore tra i più stimati del panorama indipendente italiano (Adele Altro, Francesco Di Bella, Fine Before You Came, Generic Animal).
Il musicista milanese torna con un disco che affronta con coraggio la perdita, in senso letterale e più astratto. La perdita, o meglio il distacco, in tutte le sue varie forme. Il distacco da una persona, quello che si mette da alcune abitudini, la distanza da certi desideri. Lasciare andare alcuni pezzi di sé, che poi forse è l’aspetto più significativo. “Per me scriverlo ha significato iniziare a dialogare con alcune cose della vita che mi spaventavano molto e che forse ora mi spaventano un po’ meno, quello che basta per poterle affrontare”, racconta.
Il secondo album di Marco Giudici
Nove tracce, di cui due strumentali, che portano l’ascoltatore faccia a faccia con il dolore, la solitudine, la fragilità. E allo stesso tempo la voglia di farcela, la forza della condivisione, il coraggio di cambiare, tra le atmosfere di Sufjan Stevens e quelle sognanti dei Wilco.
Continua a raccontare Marco Giudici: “A mio modo di vedere a volte sono proprio gli angoli più tosti quelli più belli da condividere e c’è un modo quasi leggero di farlo – o forse di abbinare leggerezza alla pesantezza – che io trovo profondamente necessario e liberatorio. Come quando dopo un funerale le persone si mettono ad un bar e ridono assieme di cose leggere – senza dimenticarsi del momento – quasi fosse quella la vera celebrazione”.
