I Ragazzi del Massacro entrano nel “Babylon Club”, tra emozioni e inferni – Track by track

“Babylon Club” è il terzo album de I Ragazzi del Massacro. Un disco con influenze che spaziano dal psych al country/blues con richiami sonori alla musica d’Oltreoceano.

Il titolo, “Babylon Club”, fa riferimento a un club che è un po’ una babilonia di persone e di influenze, dove i personaggi si ritrovano ormai da adulti a ricordare una volta alla settimana quello che erano stati, ora che le persone sono cambiate e appartengono a un mondo diverso. Non si tratta di un concept album ma le dieci tracce sono parti collegate di una più ampia narrazione.

L’album ha come filo conduttore la città con le sue costrizioni, le sue emozioni, i suoi ricordi e
l’inferno che ognuno ha dentro di sé
. Ogni brano appartiene a una fase specifica della vita.
Riaffiorano i ricordi e le sensazioni che vengono a galla sono sempre più forti. Un ipotetico
personaggio fa da protagonista all’album, però non mi piace dare troppe spiegazioni su ogni
brano; mi piace che ognuno interpreti un po’ a suo modo ciò che emerge dalle storie cantate.

Track by track

Noise Inside My Mind
Il brano che apre il disco. Proprio per questo abbiamo usato dei campioni di vita quotidiana registrati in un supermarket. Volevamo evidenziare il rumore infernale che possono fare i pregiudizi nei piccoli paesi di provincia, dove il successo si misura con la grandezza della macchina che si compra. E dove si incontrano le persone? Non più in piazza ma nei supermercati, nei centri commerciali. È lì che tutti i pregiudizi si accalcano, formando quel sottofondo che parla dietro le nostre menti. È il pezzo più oscuro e melanconico e apre l’album trascinando l’ascoltatore in un’atmosfera dark. In genere non usiamo molte sovraincisioni ma qui sono state registrate sei o sette tracce di voce, proprio per dare quell’effetto di muro sonoro e dare anche un’atmosfera orchestrale. È stato anche il pezzo più difficile da mixare.

The Brave
È il singolo uscito un mese prima del disco. Questo pezzo ci ha dato molte soddisfazioni visto il buon seguito che ha avuto all’uscita. È il brano che poi fonde tutte le tematiche affrontate nell’album. Vuole far riflettere su quelle che sono tutte le nevrosi, le dipendenze e le luci speso ingannevoli della città. Una città colma di cose fantastiche da avere a tutti costi. Il brano ha sonorità molto country blues e western. Il personaggio, tratto dal film The Brave appunto, con Johnny Depp e Marlon Brando, diventa coraggioso fino al punto di vendersi per uno snuff movie, allo scopo di guadagnare i soldi per comprare tutte quelle cose inutili che luccicano in città e donarle alla sua famiglia. Il coraggio per farlo lo trova solo imbottendosi di droga, immaginandosi così sul suo fantastico cavallo bianco, mentre esala l’ultimo respiro alla fine della tortura. I tentativi di registrare un vero nitrito del cavallo con cui il protagonista immagina di fuggire libero sono falliti miseramente in fase di registrazione. Ci piacerebbe se questo brano venisse usato come colonna sonora per un nuovo film western, anche perché per il singolo il master è stato fatto agli Abbey Road Studios di Londra.

Black Dog
È incredibile come a volte si pensa che non si possa fare un brano solo con un accordo. Invece la musica è fatta non solo di accordi complicati, ma soprattutto di spazi e di dinamiche e di sensazioni. Abbiamo voluto tenere una scrittura semplice ma che seguisse con la dinamica l’andamento del testo e della voce, spingendoci ai limiti della psichedelia.

Babylon Club
Il pezzo che dà anche il titolo all’album. Fa riferimento a un club che è un po’ una Babilonia di persone e di influenze culturali, dove ci si ritrova ormai da adulti a ricordare una volta alla settimana ciò che si era stati da giovani. Ma le persone sono cambiate e appartengono a un mondo molto diverso. È uno dei pochi pezzi dell’album registrato senza tastiere e sovraincisioni di chitarre, quasi live: per questo ha anche un effetto molto crudo e immediato. Credo che abbiamo risuonato gli accordi della chitarra ritmica per la registrazione una ventina di volte. Un incubo. Il club a cui ci siamo ispirati a Milano è esistito davvero come locale dark degli anni ‘90, ma non ne faremo mai il nome vero.

The Day of Pigs
Il giorno indicato nel titolo è inteso come un giorno di esaltazione generale, in cui tutti i personaggi (maiali) di queste città escono per una marcia verso il nulla e verso la degradazione. È anche il pezzo più ritmato e con un’atmosfera più noise all’interno del disco. Questo è il pezzo che più ci diverte suonare dal vivo, anche perché il fatto di dover cambiare la chitarra dato che è suonato con un’accordatura in re aperto ci costringe ad avere una breve pausa durante i live, che essendo molto intensi è sempre ben accetta.

Underground
Può un mondo sotterraneo essere migliore di quello esterno? Certo, se è inteso come rifugio dal quotidiano. È uno dei brani con sonorità più pop punk, una vera e propria colonna sonora della musica da club ‘80/’90. Da questo brano è tratto anche il nostro ultimo video, per l’album però abbiamo scelto un arrangiamento meno pop e più energico; quindi si noteranno le differenze con la registrazione sonora del video.

Faster Than Light
È un pezzo volutamente orecchiabile e scanzonato, molto pop, che però racconta un testo tristissimo, dove il nostro ipotetico personaggio viene abbandonato e augura la morte a chi lo abbandona. E questa danza di pazzia è un ballo che celebra l’abbandono e la solitudine. È stato anche uno dei primi brani scritti per il disco, più di un anno fa. All’inizio pensavamo di registrarlo come singolo, ma poi a furia di suonarlo dal vivo è diventato uno dei tanti brani a cui ci siamo abituati e quindi abbiamo deciso di puntare su un singolo di nuova creazione.

Where Is My Town
La ballata che chiude l’album. Potrebbe essere una via Gluck del terzo millennio? Ma per fortuna o purtroppo nessuno di noi si sente Celentano. Un bambino fattosi uomo torna nel suo vecchio quartiere che non riconosce più, tanto è diverso da come se lo ricordava. La domanda “dov’è la mia città?” esprime tutto il rammarico e la presa di coscienza che il tempo passa inevitabilmente nel bene e nel male e bisogna solo prenderne atto, cercando di non voltarsi indietro. L’augurio che cerchiamo di fare è quello di non voltavi indietro perché questo potrebbe distruggervi, soprattutto se rimanete voltati troppo a lungo.

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