Lolloflow: «Un ‘Dejavu’ per risolvere i miei conflitti interiori. Il mio maestro? Bach»

Lolloflow - Foto di Federico Caraffa
Lolloflow – Foto di Federico Caraffa

“Dejavu” è il primo EP del producer multiplatino Lolloflow che non solo analizza se stesso ma anche i suoi rapporti di coppia e d’amicizia, messi a rischio da una società che sembra andare troppo veloce.

Nell’EP c’è anche “Foglie D’autunno” brano di Matteo Paolillo con la produzione di Lolloflow, una dei brani della colonna sonora di “Mare Fuori”. Con il leitmotiv “sbagliare è umano”, la focus track dell’EP è l’omonima “Dejavu”, in cui si riflette come tutta l’umanità commetta errori.

In “Dejavu” Lolloflo racconta l’amore, le paure e gli errori ricorrenti che talvolta possono minare la serenità. “Perdersi per poi ritrovarsi, sbagliare per poi ritornare sui propri passi, prendersi una pausa per allontanarsi da tutto ciò che è tossico e, in un modo o nell’altro, ci fa stare male”, ha detto il producer romano.

Lolloflow "Dejavu" album copertina

Ciao Lolloflow! In “Dejavu” analizzi te stesso e i tuoi rapporti di coppia e amicizia, messi a rischio da una società che va troppo veloce. A che punto del tuo percorso personale ti senti?
Credo di poter affermare di essere arrivato finalmente alla soluzione dei miei conflitti interni. L’EP è stato un modo per demonizzare quelle emozioni e sensazioni che mi hanno accompagnato durante tutta la fase realizzativa del progetto. Oggi mi sento una persona decisamente più sicura di sé e in pace con se stessa e come al solito, lo devo solo alla musica.

Hai detto che “è la vita stessa che ci espone all’errore”. Ti riferisci a una situazione in particolare?
Mi riferisco a tutte quelle situazioni che, consapevolmente o meno, ad un certo punto della nostra vita ci metteranno di fronte ad una scelta importante. Nonostante tutto però non voglio assolutamente demonizzare l’errore. Sbagliare è fondamentale per la crescita e ci dà modo di aprire gli occhi ed avere così consapevolezza di cosa sia giusto e di cosa sia sbagliato. Personalmente parlando, dai miei errori ne sono uscito sempre migliorato, ma solo perché mi sono sforzato di vedere il lato positivo e costruttivo in ogni cosa che mi accadeva.

Quante volte nella tua vita ti sei dovuto allontanare da ciò che era tossico?
Difficile rispondere, per il semplice fatto che quando sei più piccolo non hai consapevolezza di tanti aspetti della vita che possono essere tossici. Lo capisci solo nel momento in cui avverti che qualcosa non va e che alla lunga può solo che peggiorare. Si potrebbe tranquillamente paragonare ad un veleno che ti corrode ogni giorno di più, ma una volta compresa la tossicità per il nostro corpo e per la nostra mente basta “soltanto” smettere di assumerlo.

Amore e paura di solito viaggiano su un binario parallelo. Ma è davvero così?
Dipende da come scegli di viverla perché al di là delle nostre paure ed incertezze c’è sempre qualcosa di bellissimo che ci attende. A volte bisogna uscire dalle nostre convinzioni mettendoci in discussione, potremmo scoprire mondi variegati ed ideali. L’amore infatti per me è una scommessa continua ma che per fortuna, avendo conosciuto la persona giusta, si rivela essere ogni giorno una scommessa vinta.

Il brano “Dejavu” apre l’EP. A chi/cosa si riferisce esattamente la frase “Io mi vergogno e pure spesso, anche se a volte mi guardo allo specchio e mi ricordo che sono umano anche io”?
La frase si riferisce a me, è un modo per dire che errare è umano e a volte serve guardarsi allo specchio per ricordarsi che non siamo sbagliati soltanto perché capita di non fare le scelte giuste. Credo che tantissime persone si condannino per un qualcosa che magari non possono controllare, bisognerebbe normalizzare la sconfitta. Il nostro valore non è determinato da un errore.

Nell’EP c’è anche “Foglie d’autunno” di Matteo Paolillo, di cui hai curato la produzione. Come mai hai deciso di includerla?
Ho voluto includerla innanzitutto perché è un bellissimo brano che ho curato personalmente e perché la produzione cavalca un filone musicale elegante e molto orchestrale che si può ritrovare anche negl’altri pezzi dell’EP. La coerenza del sound è tra le cose che più mi rendono fiero del progetto.

Precedentemente hai curato la produzione di “’O mar for”, “Sangue nero” e “Origami all’alba”. Vere e proprie hit non solo per i fan della serie. Ma come si produce una hit senza snaturarla?
Sicuramente la prima cosa che mi sento di dire è che la professionalità e lo studio teorico/pratico ci danno modo di avere un giudizio critico riguardo a ciò che si sta lavorando. Oltretutto bisogna anche essere estremamente coerenti con ciò che si è e con ciò che si vuole raccontare, l’ascoltatore spesso è inconsapevolmente capace di comprendere se ciò che ascolta ha una veridicità o meno. Essere spontanei e professionali è quindi fondamentale.

Nell’EP si sentono spesso pianoforte e violino. Visto che hai iniziato a suonare il piano a 12 anni, ti chiedo: quali sono stati i tuoi maestri musicali?
Avendo studiato pianoforte per diversi anni sono tanti i maestri musicali che mi hanno permesso di crescere artisticamente: potrei citare Schumann, Mendelssohn, Schubert, Brahms ecc… Posso però affermare che il maestro che più di tutti ha fatto breccia nella mia anima è Bach, la sua arte per me è sempre stata magnetica ed attualissima.

Lolloflow - Foto di Federico Caraffa
Lolloflow – Foto di Federico Caraffa

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