OBI: «L’autoironia è l’arma migliore a difesa di quel castello chiamato autostima»

Mattia Strafile in arte OBI è tornato con il suo nuovo singolo “L’uomo della pioggia”. Prodotto da Raffaele “Rabbo” Scogna, il brano dell’artista hip hop torinese è una dichiarazione di indipendenza: niente compromessi, niente ruoli da interpretare, solo verità dette a denti stretti e con un ombrello in mano come simbolo della trasformazione. Perché la pioggia, per l’artista, non è un ostacolo: è il posto dove si sente più vivo.

Con una scrittura che alterna immagini cinematografiche, sarcasmo e autoironia, OBI racconta una
generazione in bilico tra ambizione e precarietà emotiva.

Definisci “L’Uomo della Pioggia” un personaggio ironico e tagliente. Quanto l’autoironia può aiutare a raccontare una generazione che è sempre “in bilico tra ambizione e precarietà”?
Nel mio seppur breve percorso di studi psicologici ho imparato che l’autoironia è l’arma migliore a difesa di quel grande castello che chiamiamo autostima. Perciò, sicuramente, non prendermi troppo sul serio mi permette di avere una forte contrapposizione scenica dentro di me ho sempre avuto bisogno di sentirmi Arthur Rimbaud che legge una poesia a Christian de Sica.

Per te la pioggia non è un ostacolo, ma il posto in cui ti senti più vivo. In un mondo musicale che spesso cerca il “Sole” dei social e dei tormentoni, perché hai scelto questa immagine?
“L’uomo della pioggia” prende questo nome non solo per esigenza scenica o narrativa, bensì proprio sotto un punto di vista allegorico e simbolico. Rappresenta il mio subconscio, il Caronte comunicante tra la mia coscienza e le pulsioni più profonde dell’inconscio come amore e rabbia. Perciò avevo bisogno di un nome che ricordasse qualcosa di liquido e cangiante come le emozioni stesse. Ecco la pioggia e l’acqua allora, con il suo modo di dividersi, unirsi, seminare tempesta ma anche innaffiare vita.

Come è venuta l’idea di inserire “Sotto al pontos”? Secondo te, quanto i meme sono entrati nella nostra vita di tuti i giorni?
Io credo che i meme, ormai in gran parte creati con l’AI, siano parte di un linguaggio comune che sta via via sostituendo le barzellette. Un termometro satirico della società in cui viviamo che ci permette di alleggerire un po’ la pesantezza: è proprio il motivo per il quale ho inserito vari meme nella canzone. Affrontare la separazione da una vecchia parte di me senza per forza dover imbastire un funerale in pompa magna.

Hai iniziato con il freestyle più crudo, aprendo gli show di artisti come Noyz Narcos e Luchè, per poi vincere premi legati all’impegno civile (Amnesty) e al pop radiofonico (Riccione On Stage). Come riesci a far convivere l’anima del rapper da battaglia con quella del cantautore?
In questo momento l’OBI cantautore è stato ucciso dall’Uomo della pioggia. Tornerà? Chissà. Secondo me no. Resta il fatto che da lui (l’Obi cantautore in senso stretto) ho imparato tantissimo. 

Nel 2020 hai collaborato con Tommaso Colliva. Qual è la lezione più importante che hai imparato da lui?
Non smetterò mai di ringraziarlo, mi ha introdotto un modo di vivere la musica in maniera completa. Alcuni consigli li ho capiti solo poco tempo fa e mi hanno portato al cambiamento che state vedendo e ascoltando. Big up per Tommy!

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