Brusco: «Non lasciamo che l’odio diventi la normalità. Il mio segreto? Restare me stesso»

“Anima” è il nuovo singolo di Brusco, cantautore romano e pioniere del reggae in Italia, insieme al duo romano Inna Cantina. Il video alterna le riprese del trio in studio a una sequenza di immagini legate alle principali cronache internazionali: dalle tensioni in Venezuela alle politiche migratorie dell’ICE negli Stati Uniti, fino ai conflitti in corso.

“Nell’ultimo anno tanti hanno visto cose che nessuno aveva mai visto – racconta Brusco a End of a Century – da un lato dolore e sofferenza, dall’altra un’ondata solidarietà da parte delle persone. Anima nasce da questi due sentimenti”.

C’è una frase di “Anima” a cui è particolarmente legato e che riassume al meglio il messaggio di “resistenza umana” che volete lanciare?
Ce ne sono diverse, ogni frase fotografa questo periodo. Ma forse sceglierei “non lasciare che l’odio diventi la normalità”, racchiude tutto il significato della canzone. Ci stiamo tutti abituando a qualcosa che prima non vedevamo, la tecnologia ci porta a vedere tante immagini. Si è scoperchiato il vaso di Pandora, ora qualunque leader del mondo non ha problemi a dire “bella la Groenlandia, me la prendo”.

Com’è nato l’incontro con gli Inna Cantina?
La prima volta che li ho conosciuti è stato circa 15 anni fa. Ho fatto corso gratuito per chi volesse approcciarsi al reggae e dancehall, c’erano più di una decina di persone tra cui Jimmy che frequentava ancora il liceo. Io davo dei compiti da svolgere e lui era uno dei più bravi e attivi. Da allora è nata una frequentazione che è durata negli anni.

Nei prossimi mesi uscirà il suo nuovo album. “Anima” è un’anticipazione fedele di quello che sentiremo? Che direzione sonora dobbiamo aspettarci da questo nuovo lavoro?
“Anima” è abbastanza rappresentativa del mio prossimo disco, anche se lo spettro di influenze musicali è più ampio dei soli reggae e dancehall. Ci saranno generi diversi, anche il cantautorato.

Nella sua carriera ha scritto una canzone dedicata alla AS Roma, “Ancora e ancora”. Quanto è importante per lei mantenere quel legame viscerale con la squadra e con la romanità nei testi?
Non me ne accorgo nemmeno di tutto questo, io ci sono nato e cresciuto a Roma e ci vivo. Anche mio figlio è così, ancorato alla romanità. Con la squadra giallorossa c’è un legame indissolubile. Vorrei appassionarmi di meno ma non ci riesco e alla fine mi ritrovo sempre lì a seguirla.

Ha calcato centinaia di palchi, dai centri sociali ai grandi festival. C’è qualcosa che le fa provare ancora l’adrenalina degli inizi?
Quando salgo su un palco c’è sempre adrenalina, mai tensione. La cosa bella di fare concerti è che ho l’opportunità di fare show diversi e interpretarli, in base a chi mi trovo davanti. A volte la butto sul cabaret, altre volte capita di avere un’ispirazione più profonda.

Negli anni la sua voce è rimasta un punto di riferimento: dalla Villa Ada Posse fino ai successi radiofonici come “Ti penso sempre” e “Abbronzatissima”. Qual è il suo segreto?
Io non sono mai stato mainstream. Ho odorato quel mondo. Con “Abbronzatissima” avrei potuto fare il salto ma ho preferito continuare a fare quello che amavo fare. Non avendo a che fare con major e manager, sono rimasto sempre me stesso senza compromessi. E questa è una cosa che fidelizza le persone. Il mio pubblico mi vuole proprio bene. Anche sui social, non c’è nessuno che mi dica una cosa negativa. Questo testimonia come la longevità di un artista è legata alla capacita di instaurare un legame di fiducia con chi lo ascolta.

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