Il dadaismo dei Sì! Boom! Voilà! a Roma, quando la fine è l’inizio

Sì! Boom! Voilà! – Foto di Bosonetto

Sotto gli occhi increduli di una sala rigorosamente sold out, N.A.I.P. ha congedato il pubblico con il calore tipico del “bis” appena concluso, per poi dare il via a una scaletta eseguita a ritroso. Un’ora e dieci minuti di pura anarchia musicale finita, poeticamente e ironicamente, con i rumori ambientali del soundcheck, lasciando i presenti con la sensazione di aver viaggiato nel tempo. I Sì! Boom! Voilà! hanno iniziato dalla fine il loro primo viaggio live a Roma, tra lemura di Largo Venue.

Per una notte, il club romano in zona Prenestina è diventato l’epicentro della scena alternativa e autoriale italiana. Tra il pubblico infatti tanti volti della musica e non solo: da Motta, con cui Roberta Sammarelli ha condiviso negli ultimi anni il palco, a Rodrigo D’Erasmo, Giovanni Truppi, Valerio Lundini, Maccio Capatonda e Caterina Guzzanti.

La sorpresa dei Sì! Boom! Voilà!

Il progetto, nato dall’unione di intenti tra Roberta Sammarelli, ex bassista dei Verdena, Davide Lasala, Giulio Ragno Favero del Teatro degli Orrori, Giulia Formica e Michelangelo Mercuri (in arte N.A.I.P.), fonde elettronica, synth-pop e una teatralità quasi dadaista. E i live rappresentano l’estensione collettiva di questo viaggio sonoro: non c’è un uomo solo al comando ma una macchina da guerra ritmica che spazia tra il post-punk e la performance art.

Risuonano tra le mura di Largo le canzoni del disco omonimo, dalla prima all’ultima. Da “Vivere così così (non si può più)” fino a “Da zero”, primo brano interamente cantato da Sammarelli. Il primo concerto romano dei Sì! Boom! Voilà! ha dimostrato che c’è ancora spazio per la sorpresa nell’underground. Il quintetto non ha solo suonato delle canzoni dal vivo, ha messo in scena un’installazione artistica che ha costretto il pubblico a restare vigile, divertito e (anche) profondamente confuso. Esattamente come dovrebbe essere ogni grande esperienza artistica.

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