
“Tutto brucia” è il nuovo singolo di Shabel, alter ego di Chiaraginevra Gariboldi, giovane cantautrice milanese. Il brano è una power ballad dalle sfumature dark pop che “attraversa il dolore iniziale, la rabbia e la frustrazione, fino ad arrivare all’accettazione e, infine, a una vera e propria rinascita emotiva”, racconta Shabel.
È una canzone coraggiosa, un flusso di coscienza senza filtri, in cui le emozioni esplodono e si trasformano. In “Tutto brucia”, dice Shabel, “il dolore diventa consapevolezza, la vulnerabilità si fa forza, la rabbia si trasforma in energia per ricominciare”.

Hai descritto “Tutto Brucia” come un percorso che attraversa dolore, rabbia e frustrazione fino all’accettazione. Qual è stata la sfida più grande nel trasformare queste emozioni in un brano che invita anche a ballare?
Devo dire che questo brano si è trasformato ed è cresciuto con me, non è nato subito con l’intenzione di fare ballare ma più come un’esigenza di buttare fuori qualcosa che mi stava consumando dall’interno. È nato come un pezzo triste, pieno di rabbia, per poi diventare un pezzo di speranza, forse perché era quello che cercavo anch’io. Ho capito che volevo mandare un messaggio a me stessa prima che agli altri: “Puoi farcela con le tue gambe“ perciò in fondo non la vedo come una sfida piuttosto un percorso di maturazione che lo ha portato a essere il brano che è oggi.
In questo brano, come nei precedenti “Aria” e “Puro Veleno”, unisci sonorità urban, trap e pop americano. Come sei riuscita a trovare questo equilibrio?
Stando molto in studio, capendo cosa davvero mi piace ascoltare, e come potevo trovare una chiave per conciliare quello che volevo dire al sound con cui farlo. È un continuo sperimentare!
Definisci “Tutto Brucia” un “flusso di coscienza senza filtri”. Dopo l’esordio in lingua inglese, quanto è stato liberatorio iniziare a scrivere in italiano per raccontare la tua vulnerabilità e trasformarla in forza?
Molto. Quando ho cominciato a scrivere in italiano è cambiato tutto, questo mi fa sentire forte ma anche molto fragile, scrivere in inglese era come parlare sottovoce, ora invece è come urlare a tutti quello che penso, fa paura ma è una bellissima sensazione.
In che modo la tua formazione accademica e la tua esperienza nel mondo dello spettacolo influenzano il tuo modo di comporre musica oggi?
Sono convinta che la mia formazione accademica rientri in moltissime cose del mio lavoro oggi. Più cose sai più ti muovi libero tra gli schemi, e ne guadagni in creatività e unicità del progetto.
Il tuo nome d’arte significa “Tigre” in lingua Swahili, un animale legato all’energia femminile e alla rivincita. C’è un momento della tua carriera in cui hai sentito che questo “alter ego” ha preso il sopravvento su Chiara?
Sì, quando sono sul palco mi succede… e vorrei che accadesse sempre più spesso!
