Svegliaginevra: «L’ossessione della felicità genera frustrazione, non è un traguardo»

“La fine della guerra” è il nuovo album di svegliaginevra, composto da nove brani interamente scritti dall’artista. Nato come un diario intimo degli ultimi tre anni, è un lavoro sincero che attraversa fragilità, lotta interiore, solitudine, lutto, amore e rinascita.

Le tracce raccontano il coraggio di lasciarsi andare all’imprevisto e di cercare libertà, anche nei luoghi chiamati casa. Al centro restano la voce e la chitarra acustica, filo diretto tra esperienza personale e relazione con gli altri. “La felicità – racconta svegliaginevra – è un insieme di momenti improvvisi, piccoli frammenti di vita quotidiana. Non è il traguardo della corsa. Se la vedi come un obiettivo lontano, rischi solo frustrazione. Bisogna imparare a riconoscerla nelle cose che abbiamo già e godersela nel momento in cui succede”.

Proprio tra felicità e libertà si muove “La fine della guerra”. Cosa ti ha spinto a condividere così apertamente le tue riflessioni con gli ascoltatori?
Non c’è stata una spinta specifica, ho sempre scritto usando il mio vissuto per comunicare sentimenti complessi. In questo disco, però, sono riuscita ad aprirmi ancora di più. Ho approcciato il lavoro partendo da “Piove sul mare”, scrivendo come se fosse un diario segreto. “Mi piace l’idea di condividere i miei flussi di pensiero, è una cosa che da ascoltatrice ho sempre apprezzato negli artisti che amo”

Hai citato “Piove sul mare”, scritta a Tellaro, in Liguria. Quanto ha influito quel paesaggio sulla scrittura?
Tantissimo. Venivo da un periodo di forte pressione dopo il terzo disco e facevo fatica a far conciliare la musica come passione con la musica come lavoro. Mi sono staccata da Milano e sono andata a Tellaro, nel Golfo dei Poeti. Non c’era nessuno. Avevo bisogno di ritrovare la serenità. In quel mese ho solo ascoltato musica, sonnecchiato e scritto quel pezzo. Poi ho aspettato un anno prima di scrivere il resto: volevo vivere esperienze vere per donare qualcosa di sensato a chi mi ascolta.

Tra amore, lutto, nostalgia e solitudine. Quale tematica ti ha richiesto più tempo per essere tradotta in musica?
Le tematiche più difficili sono state quelle che in passato ho procrastinato o evitato per la loro delicatezza. Ad esempio, per il testo di “Piove sul mare” ho impiegato un mese. Anche il brano “La fine della guerra”, l’ultimo che ho scritto, è stato complesso: avevo bisogno di parlare alle persone che non ci sono più, ma anche a me stessa. È come guardarsi allo specchio e chiedersi cosa ne sarà in futuro di ciò che sono oggi.

Nel brano “Come stai, come sto?” canti di solitudine e nostalgia. Come vedi il ruolo della comunicazione oggi, tra chat e smartphone?
Ho usato quel brano come metafora di come la tecnologia spesso ci allontani invece di unirci. Possiamo chiamare parenti in America, ma magari siamo nello stesso posto con una persona e non ci parliamo perché siamo al telefono. Volevo sottolineare la difficoltà di comunicare, che è l’aspetto più importante per una relazione sana. Musicalmente, poi, ho voluto tirare fuori le chitarre, seguendo i miei ascolti adolescenziali come Alter Bridge e Incubus.

Hai aperto i concerti di artisti come Jack Savoretti, Paolo Nutini e Pinguini Tattici Nucleari a San Siro. Cosa ti hanno lasciato queste esperienze e quando ti rivedremo in tour?
Annuncerò a breve il tour nei club. Toccheremo diverse città come Milano, Roma e Firenze, e poi ci sarà l’estivo nei festival. Il tour con Jack Savoretti mi ha segnato molto: ho imparato quanto lavoro ci sia dietro una macchina così grande e come si gestiscono i giorni off e il rapporto con i fan. Di Paolo Nutini mi ha devastato l’energia: canta ogni data come se fosse l’ultima della sua vita. È l’energia che vorrei avere io ogni volta che salgo sul palco.

Sono passati cinque anni dal tuo esordio con “Le tasche bucate di felicità”. Cosa è cambiato in te come artista?
Sicuramente la consapevolezza. Ho voglia di ritrovare la mia identità artistica partendo dalle origini. Il mio obiettivo oggi è avvicinarmi il più possibile a me stessa, sia nella vita quotidiana che nella musica, creando pezzi che io stessa amerei ascoltare.

Come vedi il tuo futuro, personale e musicale?
Spero di mettermi sempre alla prova. La bellezza della vita sta nella sua imprevedibilità e vulnerabilità. Musicalmente ho ancora fame di scoprire nuovi artisti e stimoli; sono al quarto disco ma ne vorrei scrivere altri dieci. Voglio suonare tanto, ricordando sempre che per scrivere bisogna innanzitutto vivere.

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