
Dopo tre decenni di carriera, durante i quali ha saputo distinguersi come autore e cantautore, Mauro Di Maggio continua a creare musica in modo sincero, autentico e senza compromessi. “Fuori Tonalità” è il suo ultimo singolo, uscito a dicembre 2025, un manifesto di indipendenza e accettazione di sé, in cui l’artista esprime la propria libertà creativa, lontano dalle mode del momento.
“Racconto di una personalità – racconta Di Maggio – che vive la vita perseguendo il suo bisogno di autenticità e andando contro le tendenze e gli schemi della vita, cercando di trovare la propria strada. È una personalità che si costruisce, che cerca un modo di vivere nel mondo che sia il più congeniale a sé stessa”. Per il cantautore romano, che tornerà in concerto lunedì 2 febbraio all’OFF OFF Theatre di Roma, “la sincerità è la chiave per una vita bella perché solo quando siamo sinceri possiamo trovare la gioia dell’essere.”

Quanto è importante essere autentici?
Nella carriera di ogni artista, l’autenticità è fondamentale. Un artista è tale perché ha bisogno di comunicare quello che vive. Esprimere perciò una sincerità totale. E questo arriva al pubblico più di ogni altra cosa.
Nelle sue canzoni, come mantiene un equilibrio tra innovazione e rispetto per l’essenza musicale?
Sono un musicista e produco le mie canzoni, mi metto nel mio laboratorio a costruire brani nuovi. Parte tutto da me e poi mi confronto con il mio team. È naturale uscire dai soliti schemi, ma questo non significa che non sia in sintonia con la mia essenza. E mi avvicino sempre ai nuovi arrangiamenti musicali con la mia base classica, ho studiato al conservatorio.
Tra l’altro sono molti anni che manca un suo album. Uscirà?
Oggi, la tendenza è fare singoli piuttosto che album, e io non vedo questo come una diminuzione del valore delle canzoni. Alcune di queste finiranno sicuramente in un album, ma non so ancora i tempi. “Fuori Tonalità” sicuramente ci entrerà ma non ci saranno tutte le uscite negli ultimi anni. Ho già altre canzoni nel cassetto che non vedo l’ora di far uscire.
Quali sono gli artisti che ascolta negli ultimi tempi?
Ascolto musica a 360 gradi, anche del passato che non conoscevo, per esempio recentemente ho riscoperto i Rats. Mi piacciono poi artisti come Lucio Corsi e Giorgio Poi. L’ultimo album di Father John Misty, “Mahashmashana”, è stata una splendida scoperta.
La sua carriera è iniziata con Sanremo Giovani nel 1996 con “Non so”. Come ricorda quell’esperienza?
È stata un’esperienza importante. Era il mio debutto, avevo 19 anni. C’erano Alex Baroni, Paola & Chiara, Mikimix (Michele Salvemini, cioè Caparezza), Niccolò Fabi, ma io ero il più giovane di tutti. Affrontavo il palco con una grande emozione, mi sembrava tutto irreale. La mia mancanza di esperienza all’epoca mi ha fatto vivere quel momento in modo distaccato, ero acerbo. È stato uno scossone importante per il mio percorso di crescita. Il primo album è stato complicato, perché venivo da quell’esperienza che non andò come speravo.
In passato ha anche lavorato nel teatro, componendo musiche per produzioni come “Balkan Burger” di Stefano Massini. Questa esperienza ha arricchito la sua scrittura musicale?
Provengo dalla musica classica e ho sempre vissuto la mia vita da cantautore e musicista. Non ho mai separato le due cose. Ho sempre scritto partiture per archi e collaborato con grandi professionisti. Avvicinarmi alla composizione di colonne sonore è stato un processo istintivo: pensavo agli umori richiesti dalla scena teatrale e mi venivano naturalmente idee musicali. Recentemente, mi è stato chiesto di comporre le musiche per il cortometraggio “Nina” di Arianna Mattioli, con Anna Ferzetti. Una bellissima esperienza.
Nel 2004 ha aperto l’unico concerto italiano di Britney Spears a Milano. Che ricordo ha?
A quel tempo i miei concerti erano organizzati da Clear Channel, promoter anche dello show milanese di Britney. È stata una grande opportunità, ho potuto suonare con il suo impianto e i suoi tecnici, e ho imparato molto da quella serata. Mi piace molto fare queste esperienze live con grandi produzioni. Ho partecipato anche a grandi tour di artisti come Ron e Renato Zero, per cui sono anche stato protagonista del video “Zero Il Folle”, proiettato nei palasport. Mi sentivo un po’ come un intruso, ma è stato un bellissimo viaggio.
Lunedì 2 febbraio sarà in concerto all’OFF OFF Theatre di Roma. Cosa possiamo aspettarci?
Ho scelto questo teatro perché è un luogo nuovo, ma inserito in un contesto storico, un palazzo antico. E questo mi ha colpito molto. Sono due anni che non suono con la band, quindi questa sarà una bellissima occasione per tornare sul palco e ritrovare il contatto diretto con il pubblico.

