
Occhi è tra i 24 concorrenti in gara a Sanremo Giovani con “Ullallà”, un valzer che rompe le regole del cantautorato pop moderno. Il brano si apre come una presa diretta in un dimenticato bar di provincia, con un’intro recitata da cui si sviluppa il racconto della voglia di innamorarsi tipica dei vent’anni, parallelamente alla fatica di crescere e all’incertezza del futuro, attraverso immagini vivide e piccoli dettagli evocativi della vita di tutti.

Come nasce l’idea di mescolare un valzer dai toni moderni con il pop?
“Ullallà” mi ha da subito trasportato in un’atmosfera retrò e un po’ nostalgica di un passato e un’epoca che non ho mai vissuto ma di cui avrei voluto essere parte. Ci hanno sempre raccontato che in passato l’amore si viveva in maniera diversa, e questa è un po’ la mia visione di come avrei provato a farlo io. Il brano è nato immediatamente come un valzer, il tono pop credo gli venga dato un po’ in automatico dal mio approccio alle melodie, frutto dei miei ascolti che di fatto sono tutti abbastanza recenti.
“Ullallà” parla della voglia di innamorarsi e della fatica di crescere. Quanto c’è di autobiografico?
Tantissimo, sono i due temi che mi toccano principalmente ad oggi. Perché mi trovo immerso in un mondo di persone più grandi, che lavorano, che hanno i figli, che studiano… ma al contempo con tanti ragazzi più piccoli di me. E inesorabilmente tutti noi, ciascuno a proprio modo, diventiamo grandi. E io, come diventerò grande? L’altro tema è quello dell’innamorarsi. Anche qui è un tema che mi tocca molto, perché ognuno ama in maniera diversa, si fidanza in maniera diversa, si innamora in maniera diversa… e non esiste una maniera giusta o sbagliata di farlo. Quindi io, da ventenne, che mi affaccio verso questi grandi sentimenti, non so se mi sento più spaesato o più entusiasta nel viverli.
Hai detto che “Ullallà” è un brano che ti fa sentire piccolo di fronte alle grandi domande della vita. Qual è, secondo te, la domanda più grande che la tua generazione si sta facendo oggi?
Io credo che il problema della mia generazione sia che non ci stiamo ponendo domande. Se prendi un ventenne su due ti risponderà “non lo so” alle domande: che cosa vuoi fare da grande? chi sei? che sogni hai? in cosa credi? Siamo tutti spaesati, oppure convinti che la felicità stia dietro una laurea col massimo dei voti o il lavoro dei sogni. Ma poi? C’è altro dietro tutto questo. Ma il problema è che nessuno se lo chiede.
Dopo singoli come “Maradona”, “Gran casino” e “Due occhi come i tuoi”, come è evoluto il tuo modo di scrivere e raccontare te stesso da quando hai iniziato a oggi?
Sento di star crescendo tanto nella scrittura mese dopo mese, sto trovando una maniera sempre più mia di raccontare quello che mi passa tra occhi testa e cuore, che è un po’ la trinità delle mie canzoni. Mi piace il fatto che più cresco più la mia scrittura diventa delicata e sottile.
Sanremo Giovani rappresenta una tappa importante per tanti artisti emergenti. Cosa significa per te essere tra i 24 finalisti e come stai vivendo questo momento di crescita personale e artistica?
Per me è un sogno che si realizza. Non tanto perché spero di vincere, ma perché è un occasione per arrivare a tante persone. Voglio andare lí con tutta la genuinità che ho e regalare la mia musica a quel palco.
