
Il cantautore Gabriele Borsato è tornato con un brano intenso e profondamente autentico, “Dedicato a me”. Un singolo che nasce come una carezza all’anima, un invito a ritrovare sé stessi quando tutto sembra spegnersi. “Dedicato a me” racconta quei momenti in cui diventa quasi un dovere pensare a sé, quando corpo e mente chiedono una pausa e la vita impone di fermarsi per ripartire. Non è egoismo, ma consapevolezza.
Scritto da Giuseppe Bonetti, amico e collega musicista di Borsato, il testo parla di debolezza, di crolli interiori, ma anche di rinascita. Borsato la chiama voglia di riscatto: è la voce di qualcosa che dentro reclama spazio, che chiede libertà. È un inno alla resistenza personale, alla forza di rialzarsi, un messaggio chiaro: non mollare mai, perché il duro lavoro e la costanza ripagano sempre.

Quando nasce “Dedicato a me” e dopo quale evento?
Il brano nasce quando, dopo un lungo periodo di problemi di salute dai quali mi stavo finalmente riprendendo, mio papà è venuto a mancare, a causa di una grave e velocissima malattia che non gli ha lasciato scampo, nel giro di poche settimane. In questo momento di assoluto sconforto e debolezza mi è arrivato tra le mani un testo scritto (appunto “Dedicato a me”) dall’amico Giuseppe Bonetti. Un segno forte, dato che anche mio papà di chiamava Giuseppe. Da lì è scattata la molla per portare a termine anche altri brani che avevo scritto gli ultimi anni, fino a produrre un intero album, che uscirà nei prossimi mesi.
Parli di voglia di riscatto. Ma la senti anche nei ragazzi di oggi?
Sono convinto che la voglia di riscatto sia fisiologica in tutti, è la forza che ci ha permesso di arrivare fino ai giorni nostri. I ragazzi, i nostri ragazzi, vogliono cambiare le cose, lo stanno già facendo, il modo di scrivere la musica, l’intraprendenza nel gestire le loro cose, il desiderio una vita migliore, anche economica. Come lo è stato per le generazioni precedenti d’altronde. Trovo costruttivo anche per me confrontarmi con i più giovani, perché la loro visione del mondo è stupenda, discutibile certo, ma pur sempre affascinante! C’è però anche da dire che in alcuni casi si necessita di bisogno di più affetto, di più amore per farli sentire più sicuri, per creare loro un appoggio su cui potersi sostenere nel loro cammino.
Su un punto però resto fermo: i ragazzi di oggi non dovrebbero sempre criticare. Si devono amare. Si devono educare. Sì fanno crescere. Trovo fin troppo facile dire “è ma ai miei tempi era così, ai miei tempi era cosà” e tutte baggianate del genere. I tempi cambiano ad una velocità impressionante, ogni sei mesi il mondo cambia. E non serve che lo dica io, basta guardare il mondo cosa offre. Non sopporto molto chi critica i ragazzi di oggi, sono figli di questo tempo. Ne hanno colpe forse loro se alcuni i genitori non sono riusciti nel loro intento, nel farli sentire pronti a riscattarsi in questa società? E se alcuni di loro sono più deboli rispetto ad altri, cosa si fa? Si emarginano? E poi sinceramente preferisco oggi, non vorrei vivere la situazione che negli anni 80 ha condizionato e spezzato le vite di tanti ragazzi e di tante famiglie. L’unica cosa che mi dispiace, dal mio punto di vista, trovo ci sia meno romanticismo, c’è la necessità di tutto e subito. E questo è veramente un peccato, si perde il gusto dell’attesa, del desiderio.
Gli anni ’80 dominano la musica del brano. Come mai questa scelta?
È una scelta stilistica. Mi è sempre piaciuto il sound di quel periodo, le sonorità utilizzate, i sintetizzatori che si mescolano alle chitarre, i pad che si creano per sostenere la voce senza lasciare vuota la musica. Nel brano e un po’ in tutto il progetto, li ho voluti utilizzare per sostenere la mia voce, in una sorta di contro coro che mi accompagna per tutti i brani. Ho scelto di utilizzare quei suoni perché mi danno quella sensazione straordinaria di serenità, mi fanno stare bene, mi fanno viaggiare con la mente mentre sto componendo e suonando le mie canzoni. E poi quei suoni caldi, creano quella magia che fanno bene all’anima, al cuore.
Anche il tuo prossimo disco si chiamerà “Dedicato a me”. Non hai paura che il titolo possa compromettere il disco, allontanando gli ascoltatori?
Non è mia intenzione allontanare gli ascoltatori, anzi! L’intenzione è catturare la loro curiosità e la loro attenzione rispetto gli argomenti che tratto, che sono ispirati da vita vissuta. Non da quello che a tutti è visibile, ma da ciò che sento dentro nel profondo. Mi metto a nudo delle mie emozioni, delle mie debolezze, a volte c’è anche la mia disperazione, velata dalla dolcezza della musica. Canto di un amore più maturo per la persona che cammina al proprio fianco da sempre, ma anche di un amore proprio per se stessi che diventa consapevolezza, diventa esistenza, diventa la vita stessa ; un amore per essa e un amore per gli affetti più cari. Chi ascolta i miei brani, sia quelli già pubblicati dell’album, sia quelli pubblicati in precedenza, mi riconosce nelle parole, nell’interpretazione, si riconosce in ciò che scrivo e che dico, condivide con me questa grande emozione che sprigiono nelle mie canzoni. Dentro i brani c’è un mondo che non si vede, tra le righe esprimo pensieri che però significato tutt’altro…ma qui lascio all’ascoltatore il piacere di scoprilo!
