
“Insularities” è il nuovo album di Fabrizio Cammarata: un arcipelago di memorie e identità, tra folk e sperimentazione. Prodotto da Dani Castelar (Paolo Nutini) e Roberto Cammarata (La Rappresentante di Lista), il disco è l’opera più intima e viscerale del cantautore palermitano.
Cosa significa essere un’isola? È da questa domanda che prende forma “Insularities”, il nuovo album di Fabrizio Cammarata: un’opera viscerale e luminosa, costruita come un arcipelago di voci, immagini e memorie. Un disco che attraversa la distanza – geografica, emotiva, culturale – e la tramuta in un paesaggio che ognuno può riconoscere come proprio.
Il nuovo lavoro di Fabrizio Cammarata
Prodotto da Dani Castelar (Paolo Nutini, Jordan Mackampa) e Roberto Cammarata (La Rappresentante di Lista), il disco si snoda come un racconto frammentato ma coeso, dove ogni brano è un approdo, una soglia, un possibile inizio. Al centro, la riflessione sull’identità non come punto fermo, ma come arcipelago in movimento: padre, madre, bambino – figure archetipiche che si alternano nei testi come forze interne che abitano ognuno di noi.
Dal canto visionario di “Asanta” alla tensione lirica di “Icarus”, dalla ninna nanna obliqua “Ricordare inventando” alla carezza finale di “The End Of Me Can Be Your Start”, ogni brano è un approdo diverso nello stesso arcipelago emotivo. Le collaborazioni ampliano ulteriormente l’orizzonte sonoro: in “Agua e Sal” le voci di Fabrizio e Casadilego si intrecciano in italiano e portoghese, mentre “The Woman In Me” si apre al coro berlinese Cantus Domus, in uno dei momenti più intensi dell’album. A completare l’opera, l’intero immaginario visivo del lavoro porta la firma dell’artista canadese Amy Friend, che con le sue immagini sospese tra luce, assenza e memoria traduce visivamente l’anima rarefatta dell’album.
