
“Orbita” è il nuovo album di Pellegatta, cantautrice e compositrice di Modena. L’album è prodotto da Paolo Iafelice dell’etichetta Adesiva Discografica (già al lavoro con artisti del calibro di Fabrizio De André, Luciano Ligabue, Fiorella Mannoia, Eugenio Finardi). Le chitarre del disco sono state registrate da Sara Velardo, cantautrice e compositrice, i cori dalla cantautrice Francesca Sabatino in arte LAF. La copertina invece é stata realizzata dall’ artista Giulia Tondelli, il design del disco da Maria Lia Roncaglia con gli scatti fotografici di Enrico Maria Bertani.
Racconta Pellegatta: “La musica per me è un ponte per andare oltre, composta in una sala d’attesa, mentre i treni passano e io rimango lì ad aspettare il mio… Finché capisco che non arriverà allora salgo sul primo che passa e mi lascio sorprendere dall’inaspettato. Le nostre intenzioni sono importanti e coltivare la pazienza aspettando qualcosa di più grande é un’attesa densa che solletica il senso di bellezza che è in me. Ho sperimentato una musica elettronica che potesse accompagnare voce e chitarra. Più cicli ripetuti di suoni si sono intrecciati come fili di una tela tessuti e poi disfatti ad libitum. Dietro ad ogni brano ci sono racconti di chi in quella sala d’attesa ha voluto condividere un pezzo di sé.
Questo disco è lanciato in orbita, osservato e a sua volta pronto per osservare chi lo ascolta; è distante anni luce da quello che ero o quello che sarò. Sono in continuo mutamento alla ricerca della forma più autentica di me. Orbita è come quel foglio che conservi nel cassetto e lo vuoi celebrare perché non ti appartiene più ma ti ha fatto fare un pezzo di strada importante. La musica è un figlio che cresce nel petto, ora come te lo dico che ho solo questo”.
Track by track “Orbita” di Pellegatta

Un viaggio da fare
Era partito come un brano alla Mumford & Sons, Banjo e cassa in quattro.
Questo viaggio l’ho voluto impreziosire con un nuovo sound per dare una chiave d’ ascolto
diversa e distante dal disco precedente.
Orbita
Questo brano è nato durante un viaggio in Sicilia. Vedevo sempre l’Etna in piena attività e
pensare che il nostro mondo arriva dal magma e potrebbe ritornarci… Avevo solo il
computer e tastierina midi e ho usato per registrare le linee guida della voce, il microfonino
degli auricolari del cellulare che dava un effetto citofonoso, quell’effetto più il vocoder della
Microkorg era perfetto per l’ intro.
Sono come suono
Un brano fatto con molti suoni in loops, giri di accordi volutamente intuitivi, ma dovevano
incrociarsi con strofa ritornello e special, come uno di quei canoni che si studiano al primo
anno di pianoforte. Il tutto è compensato da una ricerca minuziosa e mirata per trovare tutti
quei “suonini” che volevo un po’ anni 90.
Il brano é nato durante il trasloco da Milano a Modena, non c’era ancora troppa nostalgia
dell’appa di Milano, perché dovevamo imbiancare un nuovo micro mondo.Tutto era nuovo
ma noi eravamo gli stessi, con i miei mille vestiti sulla sedia e strumenti ovunque. In cucina
c’era solo la luce della cappa, un caffè che gorgogliava nella moka e un filo di luce sul
foglio.
Linate
Ebbene doveva chiamarsi Street food perché é nata tra i fritti degli street food in una estate
torrida dove la birra nei fusti usciva a temperatura ambiente imbevibile. Era impossibile
stare fuori durante quelle ore, ma bisognava cucinare e tra una pausa e l’altra ascoltavo i
racconti di chi lavorava negli stand instancabilmente.
Sono Qui
I motivetti della linea melodica li ho tirati giù con il suono dell’ Handpad, tutt’ora sono
appassionata di questo strumento. Ed era nata una canzone meditativa senza parole. Poi
però non ho saputo resistere alla tentazione di suonare l’handpan cantandoci sopra.
6 Stella Lontana
In origine era un brano in ⅝ molto prog . Quando la canto devo stare attenta ai testi e
musica perché ho apportato molte modifiche dalla prima traccia originale. Un brano che
tocca senza neanche renderlo evidente degli argomenti tosti. Cito la storia del primo
quaderno della trilogia della città di K di Agota Kristof e sul finale il mito della caverna di
Platone… Cose leggere.
In questa traccia ho suonato il flauto traverso.
Lasciami tu
Un brano eclettico dal punto di vista della ricerca dei suoni e dei loop da incastrare.
Una batteria che fa muovere un po’ ma non troppo, cerco sempre l’ascolto del pubblico di
quello che racconto. Una mia amica ha detto che ci si poteva “twercare” da allora non é più
mia amica. Fine
Compro e Butto
Subito si direbbe un testo “scontato” con frasi fatte a saper come é nato il brano dirai “a ok ci
sta”. Ero in centro a Lecco per suonare in piazza quando una fiumana di ragazzi in corteo per il
Friday for Future stavano arrivando con i loro cartelloni lì in piazza. Davanti c’era un
palchetto e mi hanno chiesto se volevo salire e cantare qualche brano prima del discorso
delle autorità… e che gli cantavo ? Dopo aver capito di aver fatto una caxxxx e non sapevo
come uscirne …ho cantato le frasi scritte sui cartelloni dei ragazzi.
“Se alzo gli occhi al cielo non voglio vedere questo veleno” “non c’è un pianeta b”
Compro e butto é nata così… ogni frase é stata scritta da loro… ho voluto dare voce alle
loro parole. Non avevo molte alternative in quella situazione.
Le sirene di Ulisse
Il brano in origine é molto funky e tutt’ora quando lo canto live preferisco non snaturare la
sua bellezza per come é nato. Ma gli ho voluto dare un accento soft noir nel disco. E se
volete saperne di più dovete venirmi a sentire.
Il cuore dove va
Anche questa canzone non si chiamava così … ma gli ho voluto dare un titolo che facesse
capire che era l’ultima traccia del disco, la fine di questo viaggio e l’inizio di un nuovo
racconto che non vi ho ancora cantato.
Il testo è molto profondo e vuole salutare questo periodo fatto di trasferimenti di cambi di
rotta, cambi di genere musicale e andare oltre cercando la mia forma più autentica.
