Chibo: «Canto poesie urbane. La Carrà? Personalità ipnotica»

Chibo

“Passo Carrà” è il nuovo singolo di Chibo, la cantautrice milanese diventata celebre con il progetto “Canto i Muri”. Dai social e dai follower Chibo raccoglie e riceve numerose scritte a tema musicale, componendo così la canzone, prodotta da Francesco Sgarbi. I poeti di strada omaggiano l’indimenticabile Raffaella Carrà trasformando il cartello stradale “Passo Carrabile” e rappresentando l’artista su una saracinesca, citando sui muri alcune sue canzoni.

Nel video, sono visibili tutte le scritte che compongono il testo. Chibo rende omaggio alla Carrà indossando l’iconico caschetto biondo e un abito dorato invitando l’ascoltatore a ballare con lei.

Ciao Chibo! Puoi dirci i tre momenti in cui ti sei più divertita nel registrare il singolo e il video di “Passo Carrà”?
Ciao a voi! Allora, al primo posto metterei il momento in cui ho avuto la pretesa, persa in partenza, di imitare la cascata all’indietro della Carrà da immortalare nel videoclip. Ho provato questo movimento una decina di volte, con grande pazienza del regista Elio Nubes, tra imbarazzi e cadute in avanti… tutto ciò ha messo a dura prova la mia flessibilità, ma alla fine posso dire di avercela quasi fatta! È stato molto divertente andare in giro per la zona di Nolo vestita da Carrà e fermarmi all’improvviso per strada per fare la cascata all’indietro sotto lo sguardo divertito e perplesso dei passanti. Anche le registrazioni hanno regalato momenti memorabili: una volta sono arrivata in studio e ho scoperto che il mio produttore, Francesco Sgarbi, aveva messo come icona, per ogni traccia audio registrata, una mia foto imbarazzante: da quella in cui ero vestita da Babbo Natale, ad altre con cappelli improponibili.  

Cosa ha rappresentato per te Raffaella Carrà?
Quando ero piccola la vedevo in tv ma erano già i tempi di “Carramba che sorpresa”. Ho scoperto in seguito tutta la sua grandiosità, con le sue canzoni più famose e la sua personalità ipnotica. La Carrà è stata un’artista a tuttotondo, con un’energia inarrestabile e un’eleganza pazzesca. Vederla citata sui muri è stato meraviglioso e ho desiderato subito di cantare le frasi in suo ricordo, tra cui “Passo Carrà”; “Sono un cuore vagabondo che di regole non ne ha”; “Se non cambierà rapiremo la Carrà”.

Chibo - Passo Carrà (Official Video)

Tra le scritte sui muri c’è anche “La vita è l’incontro tra Dio e la musica”. Sei d’accordo? E qual è la scritta che ti ha colpito di più?
Questa è una delle scritte che ho fotografato vicino all’Università Statale di Milano e che ora non è più leggibile a causa di lavori di  ristrutturazione. Mi ha colpita subito, suonava bene in testa… Sono d’accordo nel pensare che la vita sia fatta di certezze o credenze, qualsiasi esse siano, e che la musica faccia parte di questo meraviglioso mistero. Tra le scritte che mi hanno colpito di più, mi vengono in mente: “Non fate la guerra che poi dobbiamo studiarla” / “Fermati e respira” / “La razza è un pesce”. Queste scritte ci obbligano a riflettere su situazioni reali e concrete della nostra condizione umana. Quanto poco tempo ci concediamo per respirare? Quanti motivi possono esserci per non fare la guerra? Se la razza fosse stata solo un pesce, quante atrocità si sarebbero risparmiate.

Il tuo progetto “Canto i muri” nasce nel 2019. Perché questa idea?
Stavo camminando in giro per Milano quando ho letto una scritta sul muro e ho iniziato a canticchiarla in testa. Da quel momento ogni scritta trovata o fotografata per me è diventata poesia da cantare. L’ironia per me è fondamentale, nella vita di tutti i giorni così come nella musica, perché permette di elaborare le cose che succedono con più leggerezza, meno drammaticità, e perché ci ricorda che prenderci un po’ meno sul serio ci fa stare meglio. Il progetto “Canto i muri” per me rappresenta la possibilità non solo di cantare poesie urbane, ma di dar loro voce e vita attraverso la musica, ridere di noi stessi con leggerezza.

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