
Il trapper milanese Sfera Ebbasta è passato dal Palazzo dello Sport di Roma per una data sold out del suo “Tour 2025”. Tornerà poi nella Capitale il 19 luglio all’Ippodromo delle Capannelle per il Rock In Roma.
Il racconto del concerto di Sfera Ebbasta a Roma
“C’è qualcuno qua che ha voglia di un bel ripasso di storia?”, sono le prime parole di Sfera Ebbasta nel palazzetto in zona Eur. Ed è proprio un tuffo nella storia del King della trap ad animare il mercoledì romano mentre alle spalle dell’artista si staglia una Gotham modello trap. Sono i palazzi di Cinisello Balsamo in cui Gionata Boschetti è cresciuto.
La periferia gli è sempre stata stretta e per questo, dopo le due date sold out a San Siro dello scorso anno, è tornato a girare per i palazzetti italiani prima delle date estive nei festival. “Incendiamo la Capitale stasera” è l’incitamento a più riprese del cantante. E proprio le fiamme fanno capolino mentre Sfera si denuda e escono i tag sulle scale che compongono la scenografia.
“A tutti gli invidiosi che stasera se ne so o rimasti a casa come il resto della no” è la sua dedica a chi gli parla dietro su “Serpenti a sonagli”. Poi arriva il “Viola” a inondare lo schermo ma è con “Rockstar” che raggiunge l’apice di decibel grazie alle ugole del pubblico. Dietro, un fondale marino con gli occhiali di Kurt Cobain. Lui, la più grande rockstar del secolo scorso, Sfera, invece, il più grande trapper di questo secolo. Una rockstar, modo suo.
“Fanculo le imitazioni”
“Happy birthday” e “Demonio” tengono alto il morale mentre su “Ricchi per sempre” entra il corpo di ballo. Sfera sale al piano superiore su “Cupido” mentre un enorme cuore viola si scioglie alle sue spalle. Un ringraziamento va “a quelli che si sono fatti la fila, non è scontato stare qui tutti insieme”. E poi una canzone che “devono cantare tutti, come l’inno di Mameli” (“Stella/notti”).
Da “Anche stasera” con la voce di ‘Queen Elodie’ fino alla scritta dedicata a suo ‘fratello’: Free Shiva. “Trap King nel posto, fanculo le imitazioni”, urla Sfera mentre si staglia alle sue spalle come un Bat segnale la scritta Cinisello, per ricordare sempre “da dove cazzo veniamo”.
