
“Questo amore mentale” è il primo disco di dada sutra, il progetto “atipico, contorto, stratificato, indefinibile” dell’alter ego della cantante e musicista Caterina Dolci (attualmente nella formazione de Le Bambole Di Pezza).
Il titolo è preso in prestito dal famoso murale berlinese del bacio tra i politici Honecker e Brežnev e vuole essere un inno alla disobbedienza e alla ricerca di spazi di guarigione in un mondo infettato da oppressione, genocidi e distruzione ambientale. Parla della necessità di inventarci nuovi miti, nuove divinità che non siano complici di crimini o malate di indifferenza: dada sutra incita a riscrivere una storia che non sia solo la verità parziale scritta dalla cultura ufficiale e dalle classi dominanti, che sia una storia di speranza e rigenerazione.
Ma quella di dada sutra è anche una riflessione sulla morte nell’ottica dei nativi americani, secondo cui la vita è ciclica e la rinascita è sempre possibile finché la Terra continua a prosperare: “may our utopia be a future on Earth” è la frase dell’attivista indigena Txai Suruí che ricorre come found audio in vari punti dell’album e che ne è un po’ il tema centrale.
Track by track di “Questo amore mortale” di dada sutra
i
Questo era un pezzo che ho diviso in tre, “i” è la prima parte, peraltro di cui ho rifatto all’ultimissimo la voce inserendo anche quella di mia mamma senza chiederglielo (non si è arrabbiata per fortuna): è la filastrocca in tedesco all’inizio. Il testo è un po’ ispirato a un canto dei nativi americani in cui si dice qualcosa tipo, parafraso, “i giovani del mio popolo non devono lavorare, perché chi lavora non sogna, e chi non sogna non impara” e poi “potrei scavare la terra e vendere la pietra ed essere ricco come l’uomo bianco, ma la terra è mia madre e non farei mai del male a mia madre”.
Diva
Avevo davvero una maestra alle elementari che si chiamava Diva. Mi sono immaginata questa specie di parabola eroica e cyberpunk con Diva che in realtà è un robot, che come tutte le cose tecnologiche si inceppa, dà noie, e quando si rompe va smaltito e riciclato in qualche modo. Che poi è più o meno come funzioniamo anche noi umani?
Le cure
Ho letto una cosa scritta da Alejandro Jodorowski sul mercato di Città del Messico, pieno di erbe medicinali, unguenti, amuleti e santini per qualunque male, e il giorno dopo ho scritto questo testo sotto la sua suggestione. È stato importante per me scriverlo e mi sono resa conto, quante volte abbiamo bisogno di cure ma non lo diciamo, non ce lo diciamo, e stringiamo i denti facendo finta che vada tutto bene? E quanto è liberatorio invece dirlo, chiedere quello di cui abbiamo bisogno?
mio dio, aiutami a sopravvivere a questo amore mortale
Questa l’ho scritta insieme a Vincenzo Parisi, vero autore del riffone basso della tastiera. Avevo messo un cantato in inglese ma poi ho deciso che mi piaceva di più strumentale e ho fatto la linea della melodia col basso. Poi ci ha messo il sax Alex Dal Checco ed è venuta fuori questa cosa matta, tipo colonna sonora per qualche film body horror.
ii
Seconda parte di quel pezzo diviso in tre, sempre ispirato a quei testi dei nativi. Qui dico che “non apro più i libri di storia” perché la storia la scrive chi è al potere, mentre le minoranze hanno una storia di cui non si parla e invece dobbiamo parlarne, sogno un futuro femminista e decolonizzato, ma sogno anche un passato che racconti la storia di tuttə e non solo dei maschi bianchi.
Berlino Est
Basso distorto, Prophet e le chitarre spaziose di Silvia Cignoli. Racconto di un viaggio a Berlino che è stato anche la fine di un’amicizia, e di muri che si creano tra le persone, muri di odio, di insensibilità, di paura, anche quando quelli reali sono crollati. Pensavo a Heroes di Bowie che racconta di quel bacio sotto al muro come di una forma di resistenza politica: cercavo quello spirito e quella speranza in tutti gli angoli della città, tra le cicatrici di un sogno politico finito male, nei vuoti lasciati dalle bombe – e non la trovavo.
manifesto
Pezzo che in realtà ho scritto per un esame in Conservatorio campionando e pitchando un violoncello e usando suoni di porte come percussioni. Nel testo parlo (deliro? vaneggio?) del confine tra politico ed erotico, che secondo me sono due ambiti che intersecano molto, un po’ come dice Adrienne Maree Brown in “Pleasure Activism”. L’azione politica può essere qualcosa di sessualmente eccitante? Io vorrei tanto di sì.
Principe
È un pezzo in mood massiveattackiano con basso ciccione di Andrea Lombardini, che parla di lasciare andare le redini, affidarsi a qualcuno o qualcosa d’altro, che tanto c’è una qualche forma di volontà che farà andare le cose come devono andare in ogni caso, e possiamo anche smettere di lottare con tutte le nostre forze. Anche questo è ispirato a un canto sciamanico, questa volta pigmeo, che si rivolge a una divinità ma per me il “Principe“ può essere anche una passione, o un ideale, o una persona, qualsiasi cosa dia valore alla nostra vita oltre al semplice fatto di sopravvivere di giorno in giorno.
iii
Terza parte, come a questo punto avrete intuito, che in realtà riprende la prima quindi non ho molto da aggiungere, tranne che questa è tutta storta come giri di accordi e mi sono fatta odiare dai miei musicisti per suonarla live.
Zacatecas
Anche questa scritta con Parisi, anche questa basata su un canto sciamanico. È un po’ quella che sta fuori dal cerchio e apre ad altri mondi secondo me, quindi mi piaceva lasciarla per ultima. Secondo la concezione dei nativi americani, eccoli di nuovo chiamati in causa loro malgrado, la vita è qualcosa di ciclico, non moriamo mai davvero, e finché la Terra continua a vivere è un grembo materno da cui possiamo tuttə rinascere.
