
Dal post-grunge anglofono degli Ashen Wave, insieme al cantante Fabio Cantù, all’indie rock italiano dei LaCorte, con la formazione a quattro che sarebbe poi diventata quella definitiva, seppur con un ritorno all’inglese e a suoni più alternative. 2002-2009: sette anni in cui i Love Shower Love hanno attraversato generi e formazioni con nomi diversi.
Ora la band ha deciso di pubblicare sulle piattaforme di streaming, in una nuova versione rimasterizzata, tutti i brani rimasti ancora inediti per il digitale, come conchiglie che risalgono dalla risacca. Questa raccolta celebrativa viene accompagnata da un nuovissimo singolo, “Lido Caina”, che segna il ritorno alla lingua italiana.
Track by track “The wave we were” dei Love Shower Love
Lido Caina
È il brano inedito e più recente della nostra produzione che apre questo Best Of, ma costituisce idealmente anche una conclusione (definitiva?) del nostro percorso come band. Musicalmente è la sintesi di tutte le anime che abbiamo attraversato dal 2002 ad oggi: gira su un riff che ricorda il crossover degli Ashen Wave, ha un cantato in Italiano che riporta ai testi dei LaCorte, ma ha dei suoni più garage in stile Love Shower Love. Di cosa parla? Stiamo ancora cercando di metterci d’accordo.
Blue
Tutti i brani del Best Of sono “in ordine di apparizione” nella storia della band. Filologicamente, “Blue” è in assoluto il primo pezzo composto e registrato in studio dal gruppo e risente molto degli ascolti post grunge dell’epoca di Davide, che allora era solo chitarrista. È una classica power ballad che parla di un amore adolescenziale non corrisposto, un tema assolutamente nel solco dello stereotipo: a riascoltarlo oggi fa tenerezza.
Shut Up
Shut Up ha segnato la nostra sterzata nu metal: all’epoca andavamo a ballare tutte le settimane all’Acquatica di Milano (discoteca rock modaiola) e suonavamo in giro con altri gruppi anche più duri di noi, così abbiamo provato ad adeguarci con un brano che fosse all’altezza nella pesantezza dei suoni. Ad oggi è forse il più pesante che abbiamo inciso.
Voice
Nel 2004 venimmo selezionati per suonare in un ambito pre-serata del sabato sera all’allora popolare Rolling Stone di Milano. Per le band di quel periodo questa opportunità era davvero una manna dal cielo, perché garantiva davvero uno spazio onesto in cui farsi ascoltare, intercettando un pubblico davvero numeroso di persone che arrivavano per ballare rock. A molte delle band che parteciparono a quella stagione di live venne chiesto di contribuire con un brano ad una compilation celebrativa, così abbiamo inciso “Voice”. È un pezzo che non nasconde affatto l’influenza Rage Against The Machine, ma diciamo che volevamo farci notare subito. Siamo la quarta band in scaletta, se riuscite a riesumare quel CD d’epoca.
Senza un’anima
Di questo pezzo era stato già inciso in realtà un “prototipo” in lingua inglese, ma abbiamo deciso di riarrangiarlo completamente per traghettare definitivamente il passaggio della band all’Italiano. Il crossover viene ammorbidito con degli echi funk, per amalgamarsi meglio con un cantato che si addolcisce un po’ di più.
Visioni
In quel periodo stavamo un po’ tutti sotto con i The Police: questa ballatona nasce a partire da un riff riverberoso e delayoso che deve molto alle chitarre di Andy Summers, in dialogo con melodie quasi emo.
Il mio segreto
Di per sé sarebbe un classico inno hard rock da stadio. Il tempo dispari però aggiunge una carica di weirdness al tutto, trasformando un linguaggio sonoro tradizionalmente machista in qualcosa di più insicuro e oscuro. Ai nostri concerti era il brano più cantato in sing along dal pubblico.
La mia vittima
Con l’arrivo dei LaCorte il sound si fa più indie, con i distorsori che si alleggeriscono e i crunch delle chitarre che provano a trovare un dialogo tra riff e arpeggi in controcanto. Il testo parla di autoboicottaggio, e a rileggerlo stranamente oggi dimenticandoci del suo senso originale sembra quasi raccontare di una disforia di genere.
Lo stile corretto
L’influenza qui sono gli At The Drive In: il riff un po’ math e un po’ emo vuole portare lì il pezzo. Si tratta anche dell’unico pezzo composto da una persona esterna alla band, che era diventata nostra fan: non ci siamo fermati al pezzo, ma lo abbiamo anche invitato in studio di registrazione e lo si può sentire cantare nei doppiati della voce, aggiungendo un tocco Klaxons al tutto.
La Venere grigia
Unico brano apertamente “politico” scritto dalla band: non abbiamo una posizione netta su questo, ma in generale crediamo che bisogna avere un certo pysique du role per poterlo fare, e noi non sempre ci sentiamo nella posizione giusta per farlo. Certo, sentire oggi la frase “Forse passerà anche questo momento, ma per cambiare in peggio” è abbastanza disarmante. Da segnalare qui il sax di Fabio Delvò, talentuoso jazzista che ha improvvisato un bellissimo solo che dialoga con le chitarre di Claudio, in una variazione che fa virare una classica cavalcata grunge quasi in territori free jazz.
Madrilena
È un brano solare, forse il massimo di solarità che ci siamo mai concessi compositivamente. Vuole restituire un po’ la vibe esperita dall’incontro a Madrid con una ragazza spagnola che ha fatto al nostro cantante da guida non pianificata della città, dalla mattina alla sera (e poi mai più incontrata). Evoca sensazioni – per intenderci cinefilamente – da trilogia del “Before” di Linklater, anche attraverso uno sfacciato ritornello disco-punk.
Vuoti a perdere
Quando ci chiamavamo LaCorte finivamo tutti i nostri live con questa canzone, anche grazie alla sua coda prog (aggiunta solo dal vivo). Ci è sembrato quindi perfetto chiudere anche il Best Of con un pezzo che riflette sulla fugacità dei momenti, a metà fra disillusione e accettazione.
