Fast Animals and Slow Kids: «L’emotività al tramonto dei 30 anni. Sanremo? Una fotografia che ci appartiene»

Fast Animals and Slow Kids - Foto di Andrea Venturini
Fast Animals and Slow Kids – Foto di Andrea Venturini

Sono passati tre anni da “È già domani” e i Fast Animals and Slow Kids sono tornati con “Hotel Esistenza”, un disco «contemporaneo» composto da 11 canzoni che aiutano a riflettere «su quello che siamo noi adesso».

Dall’amore alla nostalgia, dalle «case a Ventotene» agli 883 fino al Festival di Sanremo. Aimone, Alessandro, Jacopo e Alessio si raccontano «al tramonto dei trent’anni».

Fast Animals and Slow Kid "Hotel Esistenza" copertina album

I Fast Animals and Slow Kids aprono le porte del loro “Hotel Esistenza”. Cosa c’è dentro?
Dentro questo hotel ci sono 11 canzoni che raccontano vari temi. Innanzitutto parlano di noi e del periodo che stiamo vivendo. È un disco contemporaneo, che ci segue.

Non un disco di nostalgia?
La nostalgia c’è ma serve a riflettere su quello che siamo noi adesso, al tramonto dei trent’anni. Un disco vario che sentiamo molto nostro. Per questo è un hotel con tanti colori differenti. C’è il rock’n’roll, c’è il punk. Ma ci sono anche le ballad. Un cerchio che unisce la prima canzone all’ultima anche se questo lo facciamo spesso nei nostri dischi, continuiamo a rendere l’ascolto circolare.

C’è una parola che descrive perfettamente il disco?
Emotività. “Hotel Esistenza” nasconde la sua verità: tutti i brani fanno capire come stavamo, la nostra emotività.

Il disco si apre con “Una vita normale” che inizia con l’accensione di un motore. Così come “Un giorno così” degli 883. Che rapporto avete avuto con il gruppo di Max Pezzali?
Il rapporto che abbiamo avuto con gli 883 è stato quello di tutta Italia. Erano le canzoni che sentivi al bar da ragazzino, quando andavi a comprare un gelato d’estate. Canzoni che ti segnano perché parlano della provincia e noi veniamo proprio da lì. Un racconto estremamente coerente con quelle che sono state le nostre esperienze.

A proposito, in quale canzone di “Hotel Esistenza” vedreste bene Max Pezzali a cantare con voi?
In qualsiasi canzone perché saprebbe perfettamente quali sono le reference. Lui rimane veramente una parte dell’adolescenza di tutti noi.

“Hotel Esistenza” arriva a tre anni da “È già domani”. Cos’è cambiato da allora?
Tanto. Da fuori sembra che il tempo non passi mai all’interno delle band. Però noi siamo persone. In questi mille giorni abbiamo fatto tutto. Tutto quello che è successo lo abbiamo infilato dentro a questo disco.

E c’è l’amore?
Ma l’amore c’è sempre stato nei Fask. Forse è il modo con cui ne parliamo che è leggermente diverso, sicuramente abbiamo affinato la penna e tendiamo a dire in maniera un pochino più chiara le cose che pensiamo. Si parla d’amore in maniera più diretta, facile e semplice.

Per esempio?
In Torna” cantiamo “torna a casa amore”. È una frase che probabilmente non avremmo mai scritto a vent’anni. Perché avevamo paura di parlare d’amore e di riutilizzare alcune parole: cuore, amore. Ci facevano paura perché sono parole enormi, fortissime. Ma al tempo stesso se utilizzate male diventano banali.

E oggi cosa pensate dell’amore?
È un sentimento che ti muove da dentro.

Invece “È colpa tua” tratta della colpevolezza di tutti. Vi siete mai sentiti schiacciati dalle aspettative?
Ma certo, chi è che non si è mai sentito così?! Fa anche parte del lavoro che facciamo. Ma nel brano parliamo anche di tradire il proprio Io bambino, perché crescendo ti accorgi di star facendo l’opposto di quello che avresti voluto fare. Tradire il sogno che avevi da ragazzino. E questo accade in tutto: nel lavoro, nell’amore. E bisogna cercare di tutelarlo.

“Festa” invece che momento descrive delle vostre vite?
Ci sono molte situazioni di chiacchiere sterili dove ti rompi le palle. Ma non solo nel nostro lavoro, basti pensare alle feste aziendali di Natale. A volte può essere divertente se trovi la persona giusta con cui parlare ma in altre tutto questo diventa tossico. Soprattutto quando ci sono persone che hanno case a Ventotene di due piani e a te non frega minimamente nulla.

Quindi ci vuole più relax?
Sì, ma più relax nei rapporti umani, più profondità. Una chiacchierata un pochino più stimolante.

Parliamo di “Brucia”, un invito a scendere in piazza. Per cosa i Fask scenderebbe in piazza adesso?
Ci sono miliardi di motivi per scendere in piazza, se iniziamo vagamente a pensare al contesto sociale dovremmo farlo ogni 30 secondi. Nel corso del tempo abbiamo smesso di reagire alle cose come facevamo da ragazzini, quando la rabbia la tiravamo fuori.

Quindi il vostro consiglio è quello di andare e spaccare tutto?
Non è il modo giusto e di sicuro non è quello che accade adesso. Per esempio “Brucia” però si rifà anche al caso di George Floyd, è stato scioccante. Ma la nostra indignazione è rimasta lì, non è che abbiamo fatto qualcosa. E questa è una cosa che ci fa incazzare. Abbiamo tutti costruito una corazza per cui quando arriva il male del mondo, a noi ormai scivola tutto. Forse perché ne vediamo troppo.

Secondo voi qual è la soluzione per riportare la gente in piazza?
Di sicuro porre l’attenzione sul sentimento che stai provando. Se provi disgusto per una cosa è importante rifletterci. Quindi più empatia.

Fast Animals and Slow Kids Festa tour club 2024

A dicembre suonerete nei club. Vi porterete qualcosa dall’esperienza nei teatri?
Assolutamente sì! Se c’è una cosa che abbiamo capito nel corso del tempo è questa: da tutto ciò che ti accade, tu devi trarre un insegnamento. Diciamo che quello che stiamo studiando è un live molto ardito, proprio anche da un punto scenografico.

Come sarà lo show?
Ci sarà la parte rock’n’roll ma anche la parte più morbida, creando un concerto ben strutturato e con dinamiche differenti. E ci sarà anche qualche chicca in scaletta…

Avete già impegni per il 2025? Per esempio il Festival di Sanremo?
Sarebbe molto bello e non la vediamo come una cosa lontana da noi. Sanremo è cambiato moltissimo nel corso del tempo. Una volta era il racconto di un certo tipo di musica italiana fatta in un certo modo che non ci apparteneva. Ora è la fotografia della musica in Italia.

Però?
Però devi portare il pezzo giusto. Un pezzo che, per noi, deve raccontare 15 anni di carriera dei Fask davanti a un pubblico di 10 milioni di persone. Devi portare chi sei all’Ariston. Ma per ora siamo ancora dentro al giro del disco…

Fast Animals and Slow Kids - Foto di Andrea Venturini
Foto di Andrea Venturini

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