
“Mangio la pizza e sono il solo sveglio
In tutta la cittร
Bevo un bicchiere per pensare al meglio
Per rivivere lo stesso sbaglio
A mezzanotte ne ho commessi un paio
Che ridere che fa
Mangio la pizza e sono il solo sveglio
In tutta la cittร ”.
Le 00.00 sono passate ormai da tre ore e forse sono davvero uno dei pochi svegli in tutta la cittร .
Pur non senza problemi legati a una pessima e dilettantesca organizzazione nella gestione del concerto, tanto per l’accesso quanto per l’uscita dall’Ippodromo di San Siro, il concerto di Calcutta scorre ancora nelle vene, accomodando i pensieri verso una notte dove forse ci “addormenteremo di te” caro Edoardo.
Partire con il piede giusto dopo aver aspettato un’ora e mezza in coda, al caldo, e senza avere troppe notizie su quello che stesse succedendo รจ difficile, ma a un certo punto bisogna guardarsi negli occhi, scrollarsi di dosso i cattivi pensieri e godersi la musica, il concerto e la voglia di stare insieme.
L’idolo silenzioso
L’ascensore emozionale generato da Calcutta โ inizialmente โaromatizzato al gusto di Polaseโ –ย prende velocitร in un pendolo a suon di hit che mostrano tutti i lati delle nostre personalitร , delle nostre serate e dei nostri sentimenti. Su quel che resta del prato dell’Ippodromo. Consumato dal tempo e dai rumori di un karaoke che gratta l’anima, sappiamo essere sia incendiari sia pompieri: urliamo e sussurriamo fra il “Uรจ deficiente” e l’“Oh mondo cane tu fatti gli affari tuoi” per poi passare a dire “che sembriamo tutti falliti, tutti falliti” o che “Ci vorrebbe una notte, una notte, una notte, soltanto per viaggiare”.
Il senso di unione รจ totale, anche se Calcutta per sua stessa storia e ammissione non รจ un ammaestratore di folle. ร un “idolo silenzioso”: uno di quelli che fa parlare i testi delle sue canzoni, che ti colpiscono e che ti fanno apprezzare una strofa, un verso ancor di piรน mentre lo stai cantando e magari stai guardando i tuoi vicini scambiandoti occhiate di intesa.
Le foto di Calcutta @ Milano Summer Festival
Tutte le foto sono di Alessandro Gennari
La sorpresa finale
Intorno a me un sacco di gente. Ci sono gli smartphone per immortalare, filmare, videochiamare chi al concerto non รจ riuscito a venire, eppure vedo anche tante persone che a volte sono colpite da estraniamento. Qualcuno mentre ascolta le canzoni ha la faccia di chi pensa: “Cazzo, questa strofa avrei voluto scriverla io”.
In tutto questo la scaletta corre a un ritmo vertiginoso: da “Cosa mi manchi a fare” a “Paracetamolo”, che insieme a “Sorriso (Milano Dateo)” trova la sua naturale collocazione nel show meneghino, passando per “Giro con te”, “Hubner”, una versione deformata di “Oroscopo”, l’immancabile gemma primordiale “Gaetano”, poi “Frosinone” e “Del Verde”.
Il viaggio รจ quasi alla fine, mancano solo “Pesto” e “Tutti”, la clessidra del coprifuoco milanese inizia a correre a grandi falcate verso le 23.00, eppure Calcutta sente di avere un debito con larga parte del pubblico che ha mancato, purtroppo per lei, l’ingresso iniziale. E allora sorpresa: dopo aver chiuso il programma riparte rieseguendo insieme alla sua band i primi due pezzi del concerto, ossia “2Minuti” e “Cosa mi manchi a fare”. La musica risale, il destino gioca con le sue mille possibilitร , in una serata dove in tanti urlano quello che che in fondo volevano: “solo scomparire in un abbraccio”…collettivo.













