
Dall’innamoramento alla rottura, dalla perdita alla passione. Il trio rock milanese Elettrica esplora tutte le sfaccettature dell’amore nell’album d’esordio omonimo prodotto da Davide Autelitano (Divi) dei Ministri. Tra indie rock e brit rock, la band trasporta gli ascoltatori in un viaggio emotivo in cui il filo conduttore è la mancanza di legami, in un futuro instabile e contorto.
Il disco invita l’ascoltatore a intraprendere un viaggio emotivo che riflette gli alti e bassi provati nelle diverse fasi di un amore appassionato e tumultuoso.

Ciao ragazzi! “Elettrica” è il vostro album d’esordio tra indie rock e pop. Ma voi siete più indie o più pop?
Non sapremmo dire, siamo sia indie che rock che pop. Ma più che altro siamo gli Elettrica.
Quanto ha influito la direzione artistica di Divi? Quanto sono cambiati i vostri pezzi?
Entrare in contatto con Divi ci ha cambiato moltissimo nel modo in cui lavoriamo, per arrivare al sound e immaginario che vogliamo noi. É stata una vera palestra. I pezzi in se non sono cambiati enormemente, le idee c’erano. Ma facevamo fatica ad approcciarci in modo tecnico. Lavorare con lui ci ha permesso di capire molte dinamiche legate al modo di lavorare un brano in studio di registrazione.
Un viaggio emotivo composto da 9 tracce in cui si respira una difficoltà a relazionarsi e una mancanza di legami. A cosa è dovuto? Credete che la pandemia abbia influito su tutto questo oppure deriva da un lento processo sociale che nasce da prima?
La pandemia forse ha aperto il vaso di Pandora, ma sicuramente è un mondo difficile da avere a che fare. Ci si sente sempre più lontani e distaccati, sempre più impauriti e diffidenti verso le persone che non si conoscono, che non sono nella nostra cerchia. Soprattutto in una città come Milano. Ma ci sono anche cose belle. Tipo i concerti.
“Come un film” si chiude con le parole ‘perché il futuro forse non c’è’. Ma come vedete il vostro futuro?
A volte a suonare in una band ci si sente un po’ come dei kamikaze, a schiantarsi e creare nel frattempo più rumore possibile. Forse un futuro non c’è. Ma per quanto ci riguarda, noi continueremo sempre a suonare, perché per noi è uno sfogo, un’esigenza, il motivo che fa alzare in piedi la mattina. Ognuno ce ne ha uno, noi abbiamo questo. E al momento è uno dei motivi piu belli che abbiamo mai avuto.
Il disco si chiude con “Fuoco”, tra fragilità e paura del domani. Guardandovi indietro, invece, vedete questo disco come un punto di arrivo oppure come il primo passo verso un futuro di cui non avere più paura?
“Fuoco” è il primo pezzo che abbiamo fatto come band, e ancora prima lo suonava Dami a Londra con un testo in Inglese. Per noi questa canzone è proprio quello che dici, buttarsi la paura alle spalle. Guardando a questo album lo vediamo come un primo passo di un viaggio che stiamo facendo, un viaggio incasinato e difficile, ma comunque bellissimo.


