
I Phorminx pubblicano il loro album di debutto omonimo. Un progetto concepito intorno alle molteplici possibilità della manipolazione sonora di uno strumento a corda, nel quale Ruggero Fornari, creatore del gruppo, ha cercato di conciliare quest’aspetto potenzialmente infinito con l’interazione musicale dal vivo, che è una dimensione altrettanto importante di questa musica.
Track by track
Forsaken Garden
È la prima traccia del disco, ma l’ultima ad essere stata scritta. Il titolo è un riferimento alla questione ecologica: il “giardino abbandonato” è la terra, un eden lasciato a se stesso, che talvolta va in fiamme, replicate musicalmente dai colpi di archetto dentro un feedback loop nel finale. Non sono solito comporre associando immagini specifiche alla musica, ma in questo caso è andata così.
Paradoxical Activity
È paradossale quello che succede nel pezzo: abbiamo prima una serie di poliritmi che delineano la melodia, seguiti da un ritornello molto cantabile, un assolo jazz seguito da un riff completamente distorto in 11/4. Tutto accade piuttosto naturalmente in poco più di tre minuti; forse proprio perché vi confluiscono molte sonorità diverse abbiamo scelto “Paradoxical Activity” come singolo.
Unanswerable As Madness
Una ballad malinconica dal carattere “siderale”. Nell’introduzione possiamo apprezzare l’esecuzione di Lorenzo Brilli al vibrafono; il brano consiste in una melodia molto dilatata che sfocia in un giro di accordi finale dove il protagonista, a mio avviso, è a tutti gli effetti il basso di Alessandro Cianferoni.
Discordant Tendency
Questo è l’unico brano del disco dove possiamo ascoltare la mia chitarra pseudo-baritona (una Telecaster fatta dal liutaio Matteo Rufini, accordata una quarta sotto), che nella parte iniziale improvvisa in maniera quasi contrappuntista con il basso. Anche questo brano nasce come uno studio sulla poliritmia che poi si disintegra in un finale liquido di loop e fuzz in auto oscillazione.
Rose Quartz Animal
Un brano la cui idea originaria è nata durante una delle lunghe giornate di pratica nella quarantena del 2020. Diretto, serrato, irregolare. Uno dei pochi brani del disco in cui si può apprezzare l’elettronica in post-produzione.
Ghost Spell
Dopo aver suonato col gruppo questo brano tante volte, ho deciso di cambiare la seconda parte stravolgendola il giorno prima di andare in studio. È la sezione in cui abbiamo gli accordi distorti di chitarra e l’assolo. Lorenzo e Alessandro non l’avevano mai suonata prima di registrarla. È stato bello, riascoltandola sento che l’incisione cattura la freschezza del momento.
In The End
È il brano di chiusura, che dura poco più di due minuti. ”In The End” è nata improvvisando in camera mia mentre stavo provando nuovi suoni. Quella che sentite su disco è la registrazione di quell’improvvisazione fatta col mio telefono, senza editing né post-produzione. Ho trascritto quello che avevo improvvisato e ho provato a inciderlo in studio, ma il risultato non eguagliava minimamente la “magia” catturata in quel momento di esplorazione e così abbiamo scelto di tenere il memo vocale.
