Gianni Fantoni: «Siamo tutti Fantozzi. Portare a teatro la sua ‘tragedia’ è l’apice della mia carriera»

Gianni Fantoni nei panni di Fantozzi in "Fantozzi. Una Tragedia" - Foto di Niccolò Rocco Creazzo
Gianni Fantoni è Fantozzi in “Fantozzi. Una Tragedia” – Foto di Niccolò Rocco Creazzo

“Far rivivere l’universo fantozziano è la punta più alta della mia carriera”. Gianni Fantoni, attore, conduttore e imitatore ci presenta così lo spettacolo “Fantozzi. Una Tragedia” che porta in prima assoluta al teatro Ivo Chiesa di Genova, dal 30 gennaio all’11 febbraio (biglietti qui). In scena, diretto dal regista Davide Livermore, l’universo di storie e personaggi scaturito dai primi tre libri di Paolo Villaggio dedicati a Fantozzi, con Gianni Fantoni nel ruolo del celebre ragionier Ugo Fantozzi.

L’attore ferrarese racconta nel suo libro “Operazione Fantozzi” la realizzazione dello spettacolo che si dipana in quasi un decennio. Dopo aver imitato in carriera tutte le declinazioni possibili della voce di Villaggio, Fantoni cerca di analizzare l’idea assurda e meravigliosa di fare di Fantozzi un musical per il teatro. E ce lo racconta!

Nella foto Paolo Villaggio e Gianni Fantoni
Nella foto Paolo Villaggio e Gianni Fantoni

Dal 30 gennaio all’11 febbraio 2024 lo spettacolo “Fantozzi. Una tragedia” arriva in prima assoluta al teatro Ivo Chiesa di Genova. Gianni Fantoni, quali sono le sue aspettative sullo spettacolo?
Riuscire a farlo nel migliore dei modi. Io mi sono permesso di farmi produttore. Davide Livermore è il regista di questo spettacolo. Gli attori sono fantastici, scelti da me e da Davide. Tutti provenienti dal mondo della prosa e compagni eccezionali. Insieme facciamo rivivere l’universo fantozziano, io non potevo chiedere di più. È la punta più alta della mia carriera, non so se riuscirò a fare qualcosa di più bello e grande. E poi si ride, non è di certo una tragedia. Mi auguro che giri come minimo tre anni.

Lei si considera l’erede di Paolo Villaggio?
Intanto mi considero il detentore ufficiale dei diritti nonché detentore artistico. Questa è un’operazione ufficiale non un’imitazione, quella può farla anche un merlo indiano. È un’interpretazione. Per la prima volta porto una maschera creata dal suo creatore, porto Villaggio fuori da Villaggio.

Quali sono le differenze con il Fantozzi di Villaggio?
Recuperiamo un Fantozzi un po’ più profondo, esattamente come l’aveva immaginato in origine Paolo Villaggio. La vera e propria tragedia. La tragicommedia. Noi qui partiamo dai libri, che non sono i film.

Il cast di "Fantozzi. Una Tragedia" durante le prove - Foto di Nicolò Rocco Creazzo
Il cast di “Fantozzi. Una Tragedia” durante le prove – Foto di Nicolò Rocco Creazzo

A proposito dei film, quelli di Fantozzi sono girati a Roma. Qual è il suo rapporto con la Capitale?
Roma è una città che mi ha dato tanto. Ci ho vissuto, ed è sempre la più bella del mondo. Però in realtà Fantozzi non dice mai che è a Roma, si vede solo nei film. Lui non parla mai di una città specifica. Così come quando parla della megaditta. Non c’è niente di specifico che riporti a una città o a un’azienda ben precisa.

Però ci sono dei luoghi iconici che sono riconoscibili
Sì, a Roma ci sono dei luoghi divenuti iconici ma solo per i film. La Circonvallazione dove prende l’autobus saltando dal terrazzino o la finestra di “Scusi chi ha fatto palo?” in via Montezebio, per esempio. Questi luoghi, che ricorrono nel cinema fantozziano, sono divenute ormai mete di pellegrinaggio.

Il cast di "Fantozzi. Una Tragedia" durante le prove - Foto di Nicolò Rocco Creazzo
Il cast di “Fantozzi. Una Tragedia” durante le prove – Foto di Nicolò Rocco Creazzo

Le opere di Fantozzi rispecchiano la tragicità della società di quegli anni. La mega ditta, i lavoratori, l’insoddisfazione diffusa. Dopo la pandemia si avverte nuovamente questo clima. Lei lo sente? Oggi si respira “aria da Fantozzi”?
Certo, Fantozzi è ancora vivo. Comunque lui aveva uno stipendio fisso, una casa di proprietà, andava in vacanza regolarmente e aveva una famiglia. I Fantozzi moderni non hanno queste cose. Oggi c’è un precariato spaventoso, la prospettiva di pensione si assottiglia sempre più e i rapporti affettivi si consumano in tempi brevi. C’è una corsa a cambiare compagno/a. È cambiato il Fantozzi ma non il rapporto di subordinazione rispetto alla società.

Cosa intende dire?
È aumentato lo sfruttamento, la precarietà. Il Fantozzi moderno è vessato anche da mezze calzette, tutto si è rimpicciolito. Oggi il modello Fantozzi è più vivo che mai. Ma è consolatorio vedere Fantozzi che, anche ora, come un cartone animato, resuscita ma non soccombe mai. Si piega ma non si spezza. È catartico vivere la tragedia di un personaggio comico riuscendo a immedesimarsi.

A suo avviso chi sono i Fantozzi moderni?
Sono quelli che lavorano al call center, che lavorano per i delivery, i corrieri. Quelli che pedalano per tutta la città e guadagnano 4 euro. Siamo arrivati ormai alla caricatura di Fantozzi.

Quindi i precari?
Siamo diventati tutti Fantozzi. Il posto fisso non è più sicuro. Il posto in banca non è più sicuro. Poi con l’arrivo dell’intelligenza artificiale non si sa cosa succederà.

Un Fantozzi con l’intelligenza artificiale se lo immagina?
No perché sarebbe sbruffone e soverchiante, cambierebbe il suo status. Fantozzi è un perdente nella realtà.

Gianni Fantoni è Fantozzi in "Fantozzi. Una Tragedia" - Foto di Nicolò Rocco Creazzo
Gianni Fantoni è Fantozzi in “Fantozzi. Una Tragedia” – Foto di Nicolò Rocco Creazzo

Tiriamo le somme. Con questo spettacolo, e più in generale con la sua carriera, cosa vuole lasciare alle prossime generazioni di spettatori?
Intanto vediamo questa sfida a teatro. Quello che lascerò spero è due ore di spettacolo ad altissimo livello, quasi da sogno a occhi aperti. In grado di far staccare dalla cronaca il cervello degli spettatori con un personaggio che amano da almeno 50 anni.

C’è un’eredità Villaggio ma ora ci sarà un’eredità Fantoni
Bisogna credere fortissimamente in un progetto. Nonostante le grandi difficoltà ce la puoi fare. Lascio questo messaggio: non arrendersi mai alle difficoltà. Ho avuto anche la pandemia di ostacolo, come Fantozzi con la nuvoletta.

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