Martina Di Roma, il disco di debutto è “Invisible Pathways” – Track by track

Il disco di debutto di Martina Di Roma è “Invisible Pathways”, un nuovo e definitivo capitolo per cantautrice del milanese, classe 1997, che mischia influenze jazz e un pop sofisticato e di respiro internazionale, un pianoforte complice e magnetico, e gli ultimi quattro anni della sua vita. Un disco intenso e personale, che diventa un’autobiografia musicale da cui diventa impossibile non lasciarsi assorbire.

Racconta l’artista: “Invisible Pathways è un vero e proprio percorso, sono gli ultimi 4 anni della mia vita. Mi piace pensare che dentro le nostre menti ci siano tanti percorsi, invisibili ovviamente, che possiamo intraprendere a seconda del momento della vita in cui ci troviamo. I miei sentieri mi hanno portata in luoghi solitari, carichi di ansia e preoccupazioni. Ho lottato contro dei mostri, ho corso nel buio, sono inciampata ma alla fine dei sentieri ho trovato la calma e la luce. Ogni brano racconta un momento particolare di questa corsa, un racconto in prima persona vero e sincero.”

Track by track

Bittersweet è il brano che ho scritto di getto in un pomeriggio tormentato dai pensieri, il processo di scrittura si è mischiato: le parole venivano grazie alla musica e gli accordi e la melodia li scrivevo grazie alle parole. È un brano in cui parlo dei limiti che mi impongo e delle critiche che mi rivolgo.

Buttefly è il pezzo più anziano del disco, il primo che io abbia mai scritto e che si è modificato nel
tempo, più studiavo musica più migliorava, fino ad arrivare al brano del disco. Parla della
confusione e stato di ansia che si prova nel veder scorrere il tempo velocemente, esattamente
come la vita di una farfalla o il passaggio di una stella cadente.

The Acrobat è invece il più fresco dei pezzi, portato alla registrazione del disco ancora in fase
embrionale, quindi lo abbiamo costruito man mano. È una ballad molto malinconica che descrive
la vita attraverso la metafora dell’acrobata, si oscilla, si fa una gran fatica per rimanere in piedi e
non cadere nel vuoto.

Spiral è un interludio di soli cori e musica che rappresenta un po’ quella sensazione di vortice in
cui si finisce quando la nostra mente decide di perdersi.

Blurry invece ha una storia lunga e tortuosa perché ci ho messo ben 3 anni per arrivare a come è
nel disco ma ne è valsa la pena. Qui parlo chiaramente di come mi sono sentita durante i momenti di forte ansia e attacchi di panico: persa, come se stessi annegando, congelata ma allo stesso tempo volevo uscire da me stessa e esplodere. È un brano con diverse dinamiche dal rubato, al pedale di basso che invece è incalzante e la parte esplosiva con il finale invece sognante: un po’ rappresentano le fasi che si possono affrontare nella vita.

Healing è un blues minore, meditativo e speranzoso, a differenza degli altri brani. Qui c’è voglia di
rifiorire e uscire dalla situazione di disagio. Chiude il disco proprio perché è una nota positiva,
“invisibile Pathways” è un percorso che si conclude con la voglia di chiudere un capitolo e aprirne
un altro.

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