
Mika annuncia “I Love Beirut”, concerto speciale in live streaming il 19 settembre per supportare le persone colpite dalla esplosione a Beirut. Tutti i proventi andranno a Croce Rossa Libano e Save the Children Libano per aiutare la popolazione; conย GoFundMe รจ possibile effettuare donazioni aggiuntive mentre i biglietti per l’evento sono disponibili suย Ticketmaster.
Dopo l’esplosione della centrale di Beirut, Mika ha dedicato alla sua cittร una lettera di puro amore:
“Mia cara Beirut,
รจ mattina presto da questa parte del mar Mediterraneo, e mi sento al tempo stesso cosรฌ vicino e cosรฌ lontano da te. Cosรฌ vicino a te, devastata dallโapocalisse, non riesco a smettere di guardare attonito i visi martoriati dei miei fratelli e delle mie sorelle. Nei loro occhi intravedo il terrore, le lacrime. Mi vengono i brividi quando vedo quel ferito riverso sul lunotto posteriore di una vecchia auto, quella ragazza coperta di sangue tra le braccia del padre, quegli abitanti sconvolti che corrono per le strade cosparse di calcinacci, vetri rotti, mobili inceneritiโฆ Cosรฌ lontano da te, in balia dellโapocalisse, non riesco a smettere di pensare al rumore assordante delle due esplosioni che continua a rimbombare nelle orecchie della gente. Le grida delle famiglie in lutto e delle vittime frastornate si confondono con le sirene spiegate delle ambulanze nel cuore della notte. Al telefono mi hanno raccontato anche del silenzio che regnava alle prime luci del giorno, dellโodore che si sprigionava dalle macerie fumanti.
Di fronte a questo caos, ripenso a una frase del poeta libanese Khalil Gibran: “Per arrivare allโalba non c’รจ altra via che la notte”. Da mesi avevi imboccato di nuovo la via della notte. C’erano le divisioni, l’eco dei conflitti alle frontiere, la corruzione, l’impotenza di chi ti governava, la crisi monetaria che ha gettato le famiglie nella miseria, e poi l’epidemia di Covid sempre piรน virulenta. La leggerezza libanese, antidoto alle tragedie della storia, lasciava spazio alla rabbia e alla paura. Giorno dopo giorno lโangoscia mi saliva dentro, come se le tue ferite si riaprissero, come se le radici che ho lasciato allโetร di un anno e mezzo mi riagguantassero.
E poi all’improvviso, martedรฌ alle 18:10, una funesta nube grigia รจ salita dal porto, falcidiando un popolo allo stremo delle forze. Uno spesso fumo arancione ha offuscato il cielo di Beirut. Ha preso il posto del lontano ricordo, tante volte rievocato da mia madre, della luce gialla che inondava il nostro appartamento al quarto piano affacciato sul mare. Come non leggere in quelle due esplosioni il simbolo di un sistema che va in pezzi. Come non sentirci il frastuono delle bombe che seminavano morte per le tue strade ancora segnate dalle stigmate della guerra. Il Primo ministro libanese Hassan Diab assicura che i responsabili dovranno ‘risponderne’. Ma i responsabili di chi? di cosa? I responsabili di trent’anni d’agonia che hanno trasformato il paese dei cedri nel paese delle ceneri.
Dicono che la catastrofe sia un tragico epilogo. L’ultima di una serie di disgrazie. Dopo la notte arriverร l’alba. Conosco la tua resilienza, la tua forza, lo spirito di solidarietร nutrito dall’amalgama di culture che contraddistingue questa terra a metร strada tra il mondo arabo e l’Europa. Domani ti risolleverai come hai sempre fatto. La musica tornerร a risuonare dalle finestre, i corpi danzeranno tra i tavoli allโaperto, i profumi si spanderanno dalle cucine. E io sarรฒ lรฌ.
Mika”
