
Venerdì 22 novembre uscirà “Thanks For The Dance”, disco postumo di Leonard Cohen – cui non seguirà nessun’altra nuova uscita – realizzato grazie all’impegno e alla passione del figlio Adam con la collaborazione di illustri amici e colleghi che hanno lavorato con Leonard negli anni.
Della loro precedente collaborazione in “You Want It Darker” erano rimasti dei bozzetti musicali, a volte poco più delle semplici tracce vocali. Leonard al tempo aveva chiesto a suo figlio di portare a termine questo lavoro e così è stato: la prima anticipazione è stata “The Goal” uscito a settembre 2019.
Javier Mas, Damien Rice, Bryce Dessner (The National), Richard Reed Parry (Arcade Fire), Dustin O’Halloran, Cantus Domus e l’orchestra Stargaze; poi Shaar Hashomayim, Patrick Watson, Jennifer Warnes eMichael Chaves hanno partecipato al lavoro messo in atto da Adam Cohen, da lui descritto così alla BBC (11 novembre 2019):
“È difficile per me parlare di questo, sto per dire una cosa che vi suonerà strana. Vi confesso una cosa che solo chi ha perso i genitori può capire. La verità è che continuiamo a vivere con loro. Sei / sette mesi dopo la morte volevo stare ancora con lui. Lo vedo nei miei sogni e non sono sogni confortanti. È come se il mondo credesse che Leonard Cohen fosse morto ma io sapessi che non è vero! Stare con lui è così, come quello che ti succede quando ascolti una canzone e la sua voce ti copre, densa e calda, come una coperta
Leonard Cohen era un uomo sempre molto impegnato a completare testi e canzoni, tanto che se uscivi a cena con lui probabilmente ti parlava di un testo a cui stava lavorando, crescendo ha sempre cercato di insegnarmi questo metodo, di portarmi dentro a questo lavoro, eravamo due uomini nel business musicale, si consultava con me e alla fine sono diventato molto vicino al suo processo creativo, alla sua devozione e disciplina per questo lavoro
L’ultimo album era più serio e oscuro, questo nuovo gruppo di canzoni invece ha un lato molto romantico e gentile. Aveva l’intenzione di finire queste canzoni ma non appartenevano allo stesso corpo di lavoro. Ecco perché questo non è il solito album postumo: queste canzoni sono estremamente vive, l’unico motivo per cui non erano state finite è perché non avevano la stessa gravità e oscurità di quelle incluse in “You Want It Darker”, sono state composte insieme ma sono nate per offrire una natura più romantica e poetica e non rientrano nell’oscurità che lo ha contraddistinto
Molti lo hanno paragonato a Dylan, avevano due modi di comporre musica totalmente diversi, Dylan era velocissimo componeva delle meraviglie di getto, mio padre era l’opposto: creare un brano era come lavorare il marmo, impiegava tantissimo tempo e guardava tutti i dettagli. C’è proprio una differenza nel processo creativo
Non avevo nulla, solo le parti vocali. Quando mio padre è morto ci sono voluti 7 mesi per prendere coraggio, andare nel mio garage e iniziare a riunire il gruppo di lavoro, velocemente abbiamo creato la musica per queste canzoni di cui avevamo i testi ma pochissima parte melodica, abbiamo iniziato a pensare a come poter tenere in vita queste canzoni, a riportarlo con noi, c’è venuto spontaneo riutilizzare delle tecniche musicali che negli anni lo hanno contraddistinto; in questo modo il pubblico sarebbe riuscito a fare un vero e proprio viaggio attraverso la musica di Leonard Cohen, mi sembrava di chiacchierare costantemente con mio padre e di chiedergli la sua.”

Non esiste altro materiale inedito di Leonard Cohen dopo “Thanks For The Dance” e così lo ribadisce Adam Cohen al quotidiano israeliano Yediot Aharonot:
“Non ci saranno altri album dopo “Thanks For The Dance, questo è tutto. Quando un grande artista muore si cerca ogni minimo frammento, scarabocchio da svendere al pubblico, non in questo caso, non ci sarà nient’altro”

