Gaube, arriva il 10 marzo l’album “Kulbars”: fra prog-rock, psichedelia e cantautorato politico

Gaube - Foto di Giovanni Laghetto
Gaube – Foto di Giovanni Laghetto

Anticipato da “Muro” e “Spettro”, arriva il 10 marzo “Kulbars”, l’album d’esordio del giovane Lorenzo Cantini in arte Gaube. Il pre-save del disco è disponibile al seguente link.

Nato e cresciuto in Maremma prima di trasferirsi nella “rossa” Bologna, Gaube è un outsider della nuova musica italiana, convinto sostenitore di un approccio militante all’espressione artistica e di una musica politica che guarda con ammirazione a De Andrè e agli Area ma anche ai Genesis e ai Pink Floyd e ai più contemporanei Verdena e Iosonouncane.

“L’arte deve tornare a farsi politica e per farlo deve necessariamente legarsi alle grandi questioni del presente. Mi ispiro molto al progressive rock in senso lato, le strutture delle canzoni sono completamente libere. La maggior parte di esse infatti non ha ritornelli, alcune hanno solo strofe, altre al posto dei ritornelli hanno dei temi strumentali e così via”.

Le Tracce di “Kulbars”, disco d’esordio di Gaube

“Kulbars” è un disco politico composto da nove canzoni che mette in discussione l’ordinaria forma-canzone e sviluppa un’architettura complessa e tratta argomenti importanti: le disuguaglianze sociali, lo sfruttamento capitalistico, la crisi ambientale e quella della democrazia, le migrazioni. Tra sonorità 70s e kraut-rock, la title-track tocca diversi temi ricorrenti: da quello dei migranti sfruttati dalle mafie come braccianti a basso costo all’illusione e alle contraddizioni generate dall’attivismo digitale. Fra pessimismo e ottimismo, critica e utopia, il brano di chiusura “La Crepa, Il Declino” è forse quello più autobiografico, cupo e malinconico.

gaube "kulbars"

“Verme”, “Spettro” e “Sangue” (parte I e II) formano una narrazione unitaria che vede al centro un immaginario protagonista, esponente dei ceti più deboli, e il suo flusso di coscienza. Fra arpeggi di chitarre, organi che disegnano scenari epici, accenni heavy e sconfinamenti electro-dance.

“Confini” e “Muro” si concentrano sul tema delle migrazioni ma mentre la prima sviluppa un discorso più generale e introduttivo in un orizzonte sonoro quasi onirico, la seconda scava più in profondità evocando quelle meno raccontate che riguardano le frontiere balcaniche. “Kulbars” è in grado di mettere a fuoco così la drammatica complessità dei tempi moderni.

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