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Ásgeir: «Nella Mia Musica Vive La Natura Spettacolare Dell’Islanda »

Ásgeir "Time on my hands" intervista End of a Century

Ásgeir, l’artista che ha venduto di più nella storia della musica islandese, superando in patria Bjork e Sigur Ros, è tornato con il nuovo album “Time On My Hands”: 10 tracce tra folk, pop ed elettronica in cui si mischia la natura incontaminata d’Islanda si mischia con un’euforica intensità espressiva.

“Time On My Hands” vede Ásgeir in uno stato di auto-riflessione e sperimentazione, avendo trascorso gli ultimi anni nel proprio studio in casa, profondamente assorbito dalla scrittura e dalla registrazione, dalla traduzione e dalla produzione. Nel nuovo album l’artista è entrato in nuovi regni della composizione, sovrapponendo l’acustica con l’elettronica e gli ottoni, mescolando elementi corali della musica pop elettronica con uno stile più introspettivo, vocale ed acustico.

Ciao Ásgeir! Quest’anno celebri i 10 anni dal tuo album di debutto (“Dýrð í dauðaþögn”), come ti senti a riguardo? Durante questo decennio, pensi che sia cambiato qualcosa nel tuo modo di fare musica?
Ciao! Mi sento benissimo. Ho imparato molto da quando ho iniziato la mia carriera musicale, sia per quanto riguarda il suonare dal vivo che il registrare canzoni in studio. Ma in generale il mio approccio nel fare musica non è cambiato molto, di solito mi siedo con la chitarra o vicino al pianoforte e vedo cosa mi viene in mente.

Tu sei l’artista islandese che ha venduto di più, superando Bjork e i Sigur Ros. Come ci si sente?
Non so se sia del tutto vero. Il mio primo album è andato molto bene in Islanda e il fatto che 1 persona su 10 in Islanda possegga quel disco è diventato quasi un clickbait. A dire il vero non ci penso mai, ma sono grato a tutte le persone che hanno comprato l’album.

“Time On My Hands” è stato ispirato dai lavori di Michael Kiwanuka, Big Thief, Unknown Mortal Orchestra e altri. In quale periodo sono nate le canzoni?
Alcune canzoni sono state scritte prima del mio precedente album “Bury The Moon”, uscito nel 2020 e altre sono state scritte a partire da alcune demo di molti anni fa. Ma la maggior parte delle canzoni sono state scritte nel periodo della pandemia.

Secondo te qual è il paesaggio perfetto per ascoltare “Time On My Hands”?
Con delle buone cuffie mentre si lavano i piatti. No, non lo so. Come ogni artista, mi piacerebbe che le persone potessero ascoltarlo con dei buoni altoparlanti o delle cuffie. Credo che preferirei ascoltarlo la sera e quando fuori è buio, credo che si adatti meglio questa atmosfera piuttosto che a una luminosa giornata di sole.

Molti artisti islandesi – come Olafur Arnalds e Mùm – amano particolarmente la musica elettronica. Perché? Pensi che il paesaggio influenzi la musica?
Credo che in qualche modo lo faccia. È difficile dire esattamente come. Siamo su quest’isola circondati da una natura spettacolare e questo probabilmente si riflette in qualche modo nella musica che facciamo. Anche il tempo e le stagioni influiscono, il contrasto tra l’inverno e l’estate emerge sia nella musica che nei testi.

Tuttavia “Time On My Hands” nasconde una matrice pop in brani come “Snowblind” e “Like I Am”. Quali sono i tuoi recenti ascolti pop?
Non mi è mai piaciuto incasellarmi in un solo genere musicale, posso ascoltare qualsiasi tipo di musica se la canzone è bella. La musica pop che ho ascoltato di recente e che potrebbe aver influenzato queste canzoni potrebbe essere quella di Fred Again, Tame Impala, Mitski, Sault, GusGus, EverythingEverything, per esempio.

Recentemente hai suonato in Italia, a Milano. Tornerete presto?
Sì, sicuramente. Stiamo programmando gli show per il prossimo anno e speriamo di fare qualche concerto in Italia!

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