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Anzj: «Il Mio Cammino Tra L’Euforia Del Fare E La Paura Di Espormi»

Anzj pubblica il nuovo EP "Cammjno", Foto di Silvia Violante
Anzj – Foto di Silvia Violante

Anzj, moniker di Andrea Anzivino, cantante e producer milanese, è tornato con il suo nuovo EP “Cammjno”: 8 tracce tra indie-pop ed elettronica in cui figurano anche i feat. con Camilla Magli (“Tu Sai Tutto”) e Sethu (“My Bad”).

La copertina del disco sono 8 fotografie che rappresentano il significato profondo di ogni brano che la compone mentre il titolo “Cammjno” fa riferimento al viaggio che Anzj compie in questo progetto, un percorso «fatto di contraddizioni e di importanti rivelazioni».

Ciao Anzj! Come mai questo uso della J? Nel tuo nome d’arte, nei tuoi progetti (“Spazjo”, “Petalj”) e nel tuo ultimo EP “Cammjno”…
È una storia divertente. prima che iniziassi a cantare avevo pubblicato molte tracce strumentali chiamandomi Anzy (con la ypsilon). Nel momento in cui ho iniziato a cantare e a pubblicare su Spotify i primi singoli mi sono accorto che c’erano 4 o 5 artisti che si chiamavano Anzy. Quindi ho voluto usare la J per differenziarmi da loro. Poi è diventato parte del mio brand, come in “Spazjo”, e ora caratterizza la mia identità artistica.

La copertina di “Cammjno” è una composizione di 8 fotografie che rappresentano il significato profondo di ogni brano. Come nasce l’idea?
È stato molto complesso. Sembra banale ma ci sono state tante composizioni prima. Il concept della copertina di “Cammjno”, sviluppata insieme al mio art director Mattia Chiodo e al mio grafico Matteo, era quella di essere una sorta di diario di bordo: scattare istantanee durante il mio tragitto e collezionarle; ogni brano ha il proprio oggetto, colore, collocazione temporale e spaziale molto definite.

I brani di “Cammjno” sono stati annunciati su Instagram in braille. Come mai questa scelta?
Una scelta data da una necessità, c’erano alcuni feat. ancora da confermare, e abbiamo scelto di temporeggiare. Molte persone si sono impegnate per poter tradurre i titoli, sono aumentate a dismisura le interazioni social. Questo mi ha permesso di svelarle una per una: un gioco in cui le persone scoprivano se la loro traduzione fosse vera o no.

In “My Bad” feat. Sethu (tra gli 8 finalisti di Sanremo Giovani) canti quello che non sei mai riuscito a dire all’altra persona durante una relazione. È tutto vero? Ti è mai successo?
C’è sempre un fondo di verità da quello che ho vissuto, ovviamente è un po’ romanzato. È quasi un romanzo che viene ispirato da una storia vera. In “My Bad” mi sono accorto che le cose che mi “infastidivano” di un rapporto che ho avuto erano colpa mia, ero io che non permettevo all’altra persona di capire quello che cercavo e quello che volevo da questa relazione. Non potevo dare la colpa all’altra persona. Si tratta proprio di chiedere scusa all’altra persona.

Ma nel tempo sei riuscito a limare questi tuoi ‘difetti’?
Certo. Metterlo per iscritto in una canzone aiuta molto a esorcizzare tutto questo, mi ha aiutato a cambiare punto di vista e ad analizzare meglio il problema. Quando finisci di scrivere un testo ti capisci meglio.

Anzj – Foto di Lorenzo Bonanni

“Tu Sai Tutto” feat. Camilla Magli è invece la contrapposizione di “My Bad”, cioè come in una relazione l’altro conosca ogni cosa di te. Come nasce il pezzo? Come vi siete conosciuti con Camilla?
In “My Bad” il disagio era dovuto a una non conoscenza, in “Tu Sai Tutto” invece è creato dalla consapevolezza che l’altra persona sapendo tutto possa utilizzare questo contro di me, a suo favore. La canzone è nata da una necessità autorale, mi è capitato spaventarmi dopo essermi aperto con una persona, che potesse utilizzare questi segreti contro di me. Il brano aveva una strofa aperta, sentivo la necessità di avere una voce femminile nell’EP: il mio manager ha mandato la traccia al manager di Camilla e poi ci siamo sentiti direttamente. Lei mi ha mandato la strofa, era molto azzeccata e in un pomeriggio ci siamo trovati in studio in Sony e abbiamo terminato il brano.

In “Dentro” invece esprimi la paura di uscire da una zona di comfort per non affrontare situazioni di disagio. Rappresenta la fotografia di un momento specifico?
Deriva da un periodo della mia vita, quello in cui si ricominciava a vivere a Milano, dopo il lockdown. Ero ancora nascosto nell’ombra ma poi mi sono completamente dedicato alla musica. Non c’era un momento in cui potevo rilassarmi, mi ero dedicato completamente alla musica. A Milano si deve stare sempre al passo sennò vieni buttato via. “Dentro” nasce dal momento in cui mi sono spaventato di tutta questa situazione e mi sono chiuso in me stesso con i miei stili di vita. L’immagine in copertina del pezzo di carne sul water va a descrivere come un’azione esterna, il barbecue, viene fatta in casa perché una persona ha così tanta paura di uscire che si cuoce la carne perfino durante la doccia.

Canti l’amore in due brani, “Canzone Semplice” e la conclusiva “Amore Terminale”. Ora ti chiedo, quanto è influente l’amore nei tuoi testi?
C’è da fare distinzioni sull’amore. Io non descrivo l’amore normale. In “Notti di maggio” e “Luna Storta” affronto una sorta di relazione ma non con un’altra persona bensì con la vita frenetica di Milano, mi confronto con l’impersonificazione di qualcos’altro. Invece in “Canzone Semplice” e “Amore Terminale” c’è la componente di amore classico. In “Canzone Semplice” dico che non bisogna confondere ciò che si dice con ciò che è banale: se una persona è in grado di essere semplice in una relazione è perché entrambi si conoscono a tal punto da non rendere necessario tutto ciò che è superfluo come la volontà di stupire l’altro o fare qualcosa di eccezionale.. Quindi rimani te stesso fino in fondo in maniera semplice. Il testo poi contrasta con la musica che lo rende uno dei brani più complessi. Invece in “Amore Terminale” gioco sul doppio significato della parola ‘terminale’: rappresenta sia qualcosa che può finire, sia lo schermo del computer, il terminale su cui vengono stampate con i pixel le parole. Mi sono immaginato una storia d’amore virtuale tra una persona e un’intelligenza artificiale.

Avendo esaminato tutto questo, Anzj ora ti chiedo: in questo momento della tua vita, sei felice?
La felicità in sé non è tanto il mio obiettivo di vita ma l’equilibrio tra i vari stati emotivi, tutti necessari. In questo periodo oscillo tra la gioia del voler fare e tutte le ansie che ne conseguono. Non sono statico, né felice né triste, oscillo tra l’euforia del creare e la paura di espormi.

Anzj – Foto di Lorenzo Bonanni
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