Il mondo visionario di Vanessa Wagner

Definita “la pianista più deliziosamente singolare della sua generazione”, Vanessa Wagner torna a noi con 15 brani strumentali in cui ci irradia di emozioni e sentimenti. “Study of The Invisible” affronta un repertorio classico contemporaneo, da Philip Glass a Caroline Shaw passando per Ezio Bosso e Brian Eno.

La pianista francese continua il suo percorso solista iniziato nel 2019 con “Inland” e si confronta con il minimalismo classico europeo, riuscendo a coprire una moltitudine di universi singolari e personalità musicali fuori dall’ordinario grazie alla sua versatilità che l’ha portata ad essere una delle musiciste più curiose ed accattivanti della scena transalpina.

In “Study Of The Invisible” Vanessa mette insieme brani rari che intrecciano una misteriosa storia tra loro per un viaggio negli Stati Uniti composto da 15 stazioni, da Nord a Sud, da New York a Los Angeles, dalla East alla West Coast. La pianista bussa alle porte di Bryce Dessner, Moondog, Harold Budd, Suzanne Ciani, David Lang, Peter Garland, Melaine Dalibert, Nico Muhly, Timo Andres, Caroline Shaw, David Lang oltre ai sopracitati Ezio Bosso e i fratelli Eno.

Un viaggio che parte dal 1961, dal “Preludio N.1 In La Minore” di Moondog, il pezzo più antico del disco, passando per la prima generazione di post-minimalisti (Garland, Lang, Wolfe) ai mostri sacri Philip Glass, Ezio Bosso e Brian Eno – dei quali riporta alla vita rispettivamente “Before 6” e “Celeste” – fino a Bryce Dessner, mente dei The National, con la sua “Lullaby (Song For Octave)”.

Partiture a prima vista semplici che Vanessa Wagner riesce a trasformare in un nuovo viaggio visionario senza mai distorcere l’originalità dei brani ma ricercando il proprio io interiore. <<Semplicità come mezzo di espressione>> è il monito dell’artista francese che ha il compito di far emergere una sensualità del suono, senza virtuosismi ma con un’autentica messa in mostra dei sentimenti più puri.

<<Non è musica leggera ma emotivamente intensa>> e proprio queste parole descrivono al meglio “Story of The Invisible” di Vanessa Wagner, un’unione tra musica e persona in cui i silenzi possono essere più concreti di molte parole.

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