“Che Succede Quando Uno Muore” di babalot ritorna quasi 20 anni dopo per salvare l’indie

“Che Succede Quando Uno Muore” di babalot, uscito nel 2003 per Aiuola Dischi, rappresenta il punto di partenza per la musica indipendente italiana. Proprio in quegli anni nasce il concetto di “musica indie italiana” e oggi, a distanza di quasi vent’anni, il disco ritorna in una nuova veste e sarà ristampato venerdì 25 marzo, il ricavato andrà a Mediterranea Saving Humans.

All’epoca qualcuno lo definì come un “un pompino senza ingoio” e “come la pasta asciutta senza il pomodoro” a causa dell’assenza di ritornelli convincenti e del suo pop pigro eppure la potenza di “Che Succede Quando Uno Muore” sta proprio nella brevità e nell’intensità: 13 brani che affondano le radici in quella scuola romana dei primissimi anni Duemila tra Tiromancino, Max Gazzé e Daniele Silvestri.

Autentico e Sperimentale

Il pop di babalot è autentico e sperimentale grazie a un cantautorato che guarda alla tradizione italiana e si intreccia con contaminazioni elettroniche, il tutto guidato da un’ironia amara e malinconica, mai banale, riflessa su paradossi linguistici. Un album che ha ispirato tutta una generazione di cantautori italiani – Calcutta e I Cani su tutti – grazie a testi scarni e ironici che cantano le prodezze della vita di tutti i giorni.

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