I 45 anni di “Lucio Battisti, La Batteria, Il Contrabbasso, Eccetera”

“Lucio Battisti, La Batteria, Il Contrabbasso, Eccetera” è stato ripubblicato da Sony Music/Legacy Recordings, a 45 anni dalla sua originale pubblicazione, in una nuova versione, speciale, con la rimasterizzazione dei nastri originali (a 192khz/24bit), disponibile sulle piattaforme digitali e nei negozi dischi, nei formati doppio CD, in LP+CD e in digitale.

Per l’occasione speciale e per omaggiare l’artista e la sua opera, il progetto include anche la versione spagnola  dell’album (“Lucio Battisti, la bateria, el contrabajo eccetera”) mai pubblicata prima in Italia e che, nel 1976, ebbe grande successo in Spagna (con le radio iberiche a programmare il singolo “De nuevo tu”). Nel cofanetto è presente un booklet con i testi a firma di Paolo Maiorino, discografico che ha curato il progetto. Il libretto ripercorre la storia dell’album attraverso il racconto e le testimonianze dei compagni di viaggio di Battisti: Mogol, Alberto Radius, Piero Bravin, Gianni Dall’Aglio, i personaggi che hanno “vissuto appieno” un disco passato alla storia.

Era il 1976, nel pieno di un’epoca tormentata. Erano gli anni di piombo. A Roma, in via dell’Indipendenza, Eugenio Scalfari, dopo l’esperienza de L’Espresso, dà vita al quotidiano dal nome patriottico e costituzionale, La Repubblica. C’era tanto da raccontare dell’Italia e del mondo: in quel periodo stava accadendo di tutto, dal disastro assurdo di Seveso al terremoto in Friuli fino agli attentati terroristici che, quasi, mettono in ginocchio il Paese. Gli Stati Uniti, invece, vivono situazioni paradossali: se da una parte regrediscono, ripristinando la pena capitale, dall’altra toccano il futuro, progettando il primo supercomputer, Cray-1. È proprio in quegli anni che Lucio Battisti frequenta gli States, carico di stimolanti influenze e buone vibrazioni funky soul misto al pop della nascente disco.

“Lucio Battisti, la batteria, il contrabbasso, eccetera arrivò a ristabilire un certo grado di successo e popolarità per Lucio, dopo Anima Latina, che fu a mio avviso uno dei suoi album migliori in assoluto, ma che soffrì un missaggio veramente infelice La sua voce era troppo “dentro” e glielo dissi, ma mi rispose che in quel modo la gente avrebbe dovuto ascoltarlo con cura e prestare più attenzione ai testi stessi. Ma il risultato fu un limite sull’immediatezza di quel disco, che infatti vendette meno dei precedenti e del successivo. Un vero peccato, considerata la sua bellezza. Lucio Battisti, la batteria, il contrabbasso, eccetera riposizionò Battisti completamente.” (Mogol)

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