19 anni senza Layne Staley, icona grunge

Nello stesso tragico giorno della morte di Kurt Cobain, il 5 aprile, ci lasciava un’altra voce iconica del grunge: Layne Staley. Il frontman degli Alice In Chains è scomparso nel 2002, la sua morte è stata causata da un’overdose di speedball.

Nato a Kirkland il 22 agosto 1967, fin dall’infanzia dimostrò un innato amore per la musica. Ma il disagio iniziò ad arrivare in adolescenza, Layne iniziò a partecipare a risse costringendo la scuola a chiuderlo in un istituto per giovani problematici. Da questo momento perse fiducia nei confronti delle istituzioni e iniziò ad ascoltare Anthrax, Van Halen, Judas Priest e Black Sabbath consumando sempre più spesso alcol e marijuana.

Conobbe Jerry Cantrell durante una serata al Music Bank di Seattle e formò gli Alice In Chains nel 1987. Due anni più tardi firmarono con la Columbia Records e pubblicarono tre album (“Facelift”, “Dirt” e “Alice in Chains”), due EP (“Sap” e “Jar Of Flies”) e un MTV Unplugged nel 1996. In quegli anni Layne iniziò ad usare smodatamente l’eroina per reggere la fatica dei tour ed entrò più volte in clinca per disintossicarsi.

Nel 1994 entrò a far parte dei Mad Season insieme a Mike McCready (Pearl Jam) e John Baker Saunders (The Walkabouts) e incisero l’anno seguente l’album di culto “Above”. Nel ’96 morì Demri Lara Parrott, suo unico grande amore e da allora Staley iniziò ad isolarsi non facendosi più vedere in pubblico, continuando a logorarsi con l’eroina e la depressione.

Fu ritrovato morto nel suo appartamento solamente il 19 aprile.

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