“Heroes – Bowie by Sukita”, la mostra a Palermo fino al 31 gennaio 2021

David Bowie - Photo by Sukita 2020
David Bowie – Photo by Sukita 2020

In programma fino al 31 gennaio 2021 arriva al Palazzo Sant’Elia di Palermo la mostra “Heroes – Bowie by Sukita”, l’universo visionario del Duca Bianco attraverso le foto di Masayoshi Sukita.

Alcuni ritratti sono esposti per la prima volta in Italia: “Heroes – Bowie by Sukita” presenta anche una installazione video immersiva e testimonia il lungo rapporto, professionale e personale, tra la rockstar e il maestro giapponese, con ogni probabilità il fotografo più importante con cui il Duca Bianco abbia mai lavorato.

La mostra è attiva tutti i giorni (da martedì a venerdì orario 9/17.30 – sabato e domenica 10/20), i biglietti (da 8 a 4 euro, gratuito fino a 6 anni) sono disponibili su www.2tickets.it. Disponibile anche una formula con visita guidata (8 euro) in convenzione con Le Vie dei Tesori.

BOWIE E SUKITA
Il rapporto di collaborazione tra Bowie e Sukita nasce nel 1972 quando il fotografo arriva a Londra per immortalare Marc Bolan e i T-Rex e, sebbene ignaro su chi fosse David Bowie, decide di andare ad un suo concerto perché irresistibilmente attratto dal manifesto che lo promuoveva e raffigurava Bowie con una gamba alzata, su sfondo nero. Di quel momento Sukita ricorda:

“Vedere David Bowie sul palco mi ha aperto gli occhi sul suo genio creativo. In quella circostanza osservai Bowie esibirsi con Lou Reed ed era davvero potente … Bowie era diverso dalle altre rock star, aveva qualcosa di speciale che dovevo assolutamente catturare con la mia macchina fotografica.”

Sukita riesce ad incontrare Bowie di persona grazie all’aiuto dell’amica e stylist Yasuko [Yakko] Takahashi, pioniera di questo mestiere in Giappone nonché mente dietro alle prime sfilate di londinesi di Kansai Yamamoto, lo stilista che disegnò i costumi di scena di Bowie durante il periodo di Ziggy Stardust, ritratti anche in alcune delle foto in mostra. Yakko propose un portfolio con i lavori di Sukita, all’epoca composto per lo più da campagne pubblicitarie e fotografie di moda, all’allora manager di Bowie che accorda uno shooting. Bowie rimane folgorato dallo stile di Sukita e, sebbene il servizio proceda nel completo silenzio a causa della barriera linguistica, tra i due scatta qualcosa, un comune sentire basato sulla continua ricerca artistica che porta alla nascita di una relazione professionale e umana tra i due che sarebbe durata fino alla scomparsa di Bowie, nel 2016.

David Bowie - Photo by Sukita 2020
David Bowie – Photo by Sukita 2020

Nel 1973 Sukita ritrae di nuovo Bowie a New York negli studi della RCA, in quello che sarà l’unico servizio commissionato della storia professionale tra i due, ma l’incontro indubbiamente più significativo avviene nel 1977 quando Bowie torna a Tokyo per la promozione dell’album “The Idiot” di Iggy Pop, che aveva prodotto. Sukita segue i due per la conferenza stampa promozionale e i concerti, ma durante un day off chiede a Bowie e Iggy Pop di posare per lui in una breve sessione fotografica. In appena due ore, una per ogni artista, Sukita scatta 6 rullini e realizza anche la fotografia che non sapeva sarebbe divenuta la celebre copertina dell’album “HEROES”, una degli scatti più iconici nella storia della cultura popolare. Fu proprio Bowie infatti a contattare Sukita qualche mese dopo, quando doveva scegliere l’artwork per la copertina del suo nuovo disco, e a chiedere di poter usare una delle immagini di quello shooting; anzi, proprio quella indicata dal fotografo come la sua preferita.

Negli anni Bowie e Sukita lavorano assieme in quasi tutte le occasioni in cui il primo si trovava in Giappone o in cui il fotografo si trova negli Stati Uniti, ma ai servizi posati in studio seguono presto session fotografiche più familiari e personali, come ad esempio quella realizzata a Kyoto nel 1980, in quelle che erano giornate di pura vacanza. Il rapporto privato che si era instaurato tra i due, alimentato da un ricco interscambio culturale, ha infatti permesso la nascita di alcuni delle immagini più famose dell’artista britannico ma anche delle fotografie che ne mostrano la sua natura più autentica. Esempio di ciò è indubbiamente uno scatto del 1989, dal titolo KI, che in giapponese significa contemporaneamente sia “anima” che “aria”: Bowie immerso nell’ascolto di un disco di Sakamoto, fissa l’obiettivo aprendosi completamente al fotografo come mai successo prima.

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