L’Eleganza dell’Intelligenza Unica di Paolo Conte

Avvocato, musicista, paroliere, pittore. In due parole, Paolo Conte. Il Principe della musica italiana – come lo descrive aulicamente Roberto Benigni nella nuova pellicola di Giorgio Verdelli – si toglie il mantello di burbero per mostrare la parte più gentile e sorridente al suo pubblico.

Enigmatico, ironico, aristocratico, libero. Queste le parole che descrivono il musicista astigiano sulla locandina di “Paolo Conte. Via Con Me” nei cinema solo il 28, 29 e 30 settembre. L’enigma che si cela dietro le dita intrise di fumo mostrano il volto di uno dei personaggi più intriganti e amati della canzone italiana, aristocratico per la sua verbialità pascoliana ma popolano per i temi trattati e sempre libero, dalle etichette e dai generi.

L’avvocato inebria non solo in Italia – divenuto celebre grazie a brani entrati nell’immaginario comune come “Insieme A Te Non Ci Sto Più” e “Genova Per Noi” interpretati rispettivamente da Caterina Caselli e Bruno Lauzi oppure alla celebre “Azzurro” – ma anche in Francia, nella città natale di Baudelaire e Proust, Parigi. Proprio lì nel 1985 al Théâtre de la Ville Conte fu protagonista di uno storico concerto (in arrivo in vinile cristallo) che rapì gli sguardi dei transalpini accorsi a guardare le movenze del piemontese delicato dal viso duro e della sua ‘Confusione Mentale di Fine Secolo’.

“In Italia esiste una parola per descrivermi: cantautore”. E allora Paolo fa scuola, da Francesco De Gregori e Lucio Dalla che riprendono “Gelato Al Limon” (scritta per la moglie) a Jovanotti fino ancora alla Topolino Amaranto che vede l’avvocato sfrecciare tra le piazze della sua Asti sotto gli occhi – e la voce narrante – di Luca Zingaretti. Solido è stato il rapporto con Enzo Jannacci raccontato nella pellicola dal figlio Paolo (“Pronto c’è il Poeta? Sono il Genio”) per la loro vicinanza artistica e l’istrionicità evidente in pezzi arguti come “Messico e Nuvole” o l’infinita “Bartali”.

Ma “Paolo Conte è sexy” come afferma Jane Birkin, attraente con le sue movenze e dall’innaturale delicatezza musicale. “Ricordatemi per i testi, sì per i testi. E per il kazoo”, inseparabile compagno di concerti e riempitivo di silenzi in cui l’astigiano riesce anche a far a meno della tromba. La comédie viene fuori poi nel vissuto di brani come “Ratafià” e “Come Di”, il jazz è lo scheletro da cui rinasce ogni volta Conte.

Fondamentale la ‘Saga del Mocambo’, le avventure di un uomo alle prese con un bar che un tempo era suo, iniziata nel 1974 con “Sono qui con te sempre più solo”, in cui evidente è anche l’amore per il caffè che accompagna la sigaretta infinita di Conte – e l’amore per Napoli, città di artisti e poeti che nel 2019 vede una delle esibizioni più intime degli ultimi anni al San Carlo.

Musica, poesia e pittura. Conte è un artista a tutto tondo, di un altro tempo. Le sue arti si toccano e si confondono in album come “Razmataz” e “900” dove le copertine sono da lui stesso disegnate. Storie di vita si susseguono e la provincia si toglie il cappello di fronte al suo grande interprete. L’eleganza del genio dietro i tasti bianchi e neri del pianoforte e il fumo di una sigaretta sono raccontati dalle voci e dagli occhi dei suoi grandi amici ed estimatori Isabella Rossellini, Roberto Benigni, Luisa Ranieri, Vincenzo Mollica, Francesco De Gregori, Vinicio Capossela, Stefano Bollani, paolo Jannacci, Cristiano Godano e tantissimi altri.

Paolo Conte è l’intelligenza. L’unicità di un’intelligenza, l’istrione dei racconti semplici, il gigante del jazz italiano che si racconta tra un sorriso nascosto e una lacrima furtiva.

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