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Postmodern Jukebox, un salto in musica nell’America degli anni ’20

I Postmodern Jukebox hanno portato il pubblico dell'Alcatraz di Milano nell'America degli anni '20

Entrare all’Alcatraz e finire in una sorta di macchina del tempo che come per incanto ti porta indietro di quasi un secolo, all’America dei “roaring twenties”, del jazz, dello swing e dei varietà musicali: una magia resa possibile dai Postmodern Juke Box, creatura voluta dieci anni fa da Scott Bradlee che di sold out in sold out continuano a macinare successi rivisitando in chiave retrò le grandi hit contemporanee.

Basta l’ingresso sul palco di Benny Benack III, mattatore della serata nelle vesti di “maestro delle cerimonie”, e le prime note di “Umbrella” di Rihanna per stappare la festa: la scenografia è scarna, a riempire il palco basta e avanza il debordante talento dei musicisti per non parlare dei vocalist (tre voci femminili, Cristina Gatti, Olivia Kuper Harris, Sara Niemietz e quella maschile di Von Smith) che si alternano sul palco.

C’è voglia di divertirsi, tanto da parte dei musicisti quanto da parte del pubblico, alla faccia della giornata invernale piovosa di questa Milano novembrina: in un’epoca oscura in cui sembrano riapparire fantasmi ormai sopiti, tornare indietro agli anni in cui il positivismo e la visione di un futuro migliore – purtroppo la storia avrebbe raccontato altro – facevano da motore della società è un toccasana graditissimo.

Divertimento e spensieratezza sono le chiavi di lettura dello show

Più che un concerto si struttura infatti come vero e proprio show di varietà: canzoni sì ma anche ballo (con la giovane stella del tip-tap Jabu Graybeal a far schizzare alle stelle l’applausometro a ogni sua apparizione) e puro intrattenimento fra siparietti dell’emcee con il pubblico o fra gli stessi musicisti.

Ingredienti perfetti che hanno fatto scorrere via le due ore dello spettacolo, fra un David Bowie (“Heroes”) etereo nella voce di Sara Niemetz e un Ed Sheeran (“Shape Of You”) cantato coralmente da tutti i vocalist. Ma al “trattamento PMJ” non sono sfuggiti nemmeno, in particolare, Beyoncè, Meghan Trainor, Justin Bieber, Gloria Gaynor e perfino i Soundgarden.

Fino al gran finale, “Shake It Off” di Taylor Swift, che è anche invito a lasciarsi alle spalle tutto e proseguire per la propria strada. E dopo aver svuotato il serbatoio delle energie ballando e cantando tutta la sera con i PMJ, sarà tutto molto più facile.

SCALETTA

  1. Umbrella
  2. I will survive
  3. Bad guy
  4. Single ladies
  5. Cry me a river
  6. The greatest love of all
  7. Burn
  8. Evolution of tap
  9. Love yourself
  10. Mad world
  11. All about that bass
  12. Black hole sun
  13. Call me maybe
  14. Thong song
  15. All star
  16. Last Friday night
  17. Stay with me
  18. Heroes
  19. Shape of you
  20. We can’t stop
  21. Shake it off
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