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SALMO: la recensione di “Playlist” (2018)

Salmo, leggi la recensione di "Playlist"

NOME

Salmo

GENERE

Rap/Elettronica

ESORDIO

The Island Chainsaw Massacre (2011)

ULTIMO ALBUM

Playlist (2018)

COPERTINA

ELENCO CANZONI

90MIN
Stai zitto (feat. Fabri Fibra)
Ricchi e morti
Dispovery Channel (feat. Nitro)
Cabriolet (feat. Sfera Ebbasta)
Ho paura di uscire
Sparare alla luna (feat. Coez)
PXM
Il cielo in una stanza (feat. Nstasia)
Tiè
Ora che fai?
Perdonami
Lunedì

VIDEO/SINGOLI DALL’ALBUM

 

PUNTO DI VISTA

38 minuti di applausi. Salmo torna a due anni da “Hellvisback” con quello che a tutti gli effetti è l’album dei record: oltre 9 milioni di stream solo il primo giorno e 20 milioni in 48 ore per “Playlist” dopo una pubblicità massiccia online e offline – primo artista italiano a sbarcare su Pornhub, con un video insieme alla pornostar Vittoria Risi. Maurizio Pisciottu indossa la pelliccia migliore e torna stavolta davanti al grande pubblico come Puff Daddy nel 1997, con la consapevolezza di essere il migliore e con una notevole gavetta alle spalle. Salmo guarda ad altri generi (R&B, hip-hop, rock, elettronica) così come quasi 30 anni prima i Cypress Hill e i Rage Against The Machine iniziavano a sperimentare. Ma in “Playlist” c’è molto pop, più di quanto sembra. E vi spiego perché.

“Prego sedetevi comodi, sta cominciando lo show” – Salmo prepara il divano comodo al suo pubblico e sciorina un po’ di luoghi comuni italiani, dal cornetto alla hit estiva latina, inizia la sua sfida uno a uno contro il mic (“Stai Zitto”) con inflessioni reggae e accuse a Matteo Salvini: troppe persone parlano senza sapere, Salmo le zittisce e i Public Enemy dirigono i fili. Maurizio confessa la sua adorazione per il vil danaro (“Ricchi e Morti”) senza vergogna alcuna, alcuni politici dovrebbero imparare da lui (“Chi fa il colpo di Stato ha i vitalizi”).

Poi un bel vaffanculo (“Dispovery Channel”) con il dito medio alzato a tutti quelli che non hanno mai creduto in lui: i sogni e le aspirazioni di un giovane artista vengono fuori nella ballad del disco, “Cabriolet”, insieme a Sfera Ebbasta; una volta raggiunto il successo ora ne vuole sempre di più. Tuttavia il rapper ha ancora paura di uscire per non cadere nel circolo vizioso del “bevi questo, fuma quello, tira questo” (“Ho Paura Di Uscire”) e preferisce rimanere nel suo luogo sicuro, la casa, lo studio. Un bel bicchiere di Mezcal e via a “Sparare Alla Luna” con l’amico Coez, due narcotrafficanti sul set di “Narcos Mexico” tra pallottole, coca e infiltrati della DEA (“Braking Bad” è proprio lì dietro l’angolo).

Attacca gli Youtuber in “PXM” (“il tuo mestiere è fare lo youtuber, non era meglio se vendevi il fumo”) e la paura della morte viene letteralmente distrutta (“Sono uno scrittore io non morirò, ci sarò sempre”), poi spazio all’amore ne “Il Cielo Nella Stanza” in cui i versi crudi (“Dopo scopiamo e tu vieni sei volte, cazzo diranno i vicini di me?”) sono armonizzati dalla voce di Nstasia. Dopo l’intermezzo alla Queens Of The Stone Age (“Tiè”) arriva la tripletta finale: uno slamming provocante (“Ora Che Fai?”) in cui Salmo aizza le folle (“Ho fatto il possibile per farmi odiare perché quando sei una merda la gente ti ama”), le insicurezze di una piccola Italia che vengono fotografate in “Perdonami” (“un vero cornuto non vede mai dentro l’armadio”) e la paura di impazzire e rimanere soli di “Lunedì” (“La gente come me morirà da sola”).

Salmo accusa e poi si scusa. Ha paura di uscire, di impazzire e di morire da solo. “Playlist” è un disco pop – come dicevo a inizio recensione – perché accomuna il popolo, frustrato da una situazione lavorativa e sociale stantia in un’Italia sempre più legata alle apparenze, Salmo mette in campo tutto un ampio spettro di sentimenti – amore, odio, rabbia, depressione, fiducia, noia e tanto orgoglio – e butta fuori tutto il marcio che si porta dietro da anni rimanendo tuttavia ancorato a un ideale di mondo che non vuole.

VOTO: 8,5

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