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PAOLO VILLAGGIO: quando scrisse due canzoni per De André

(ANSA/CLAUDIO PERI)

L’attore, comico, sceneggiatore e scrittore del cinema italiano è morto oggi al Policlinico Gemelli di Roma.
L’attore genovese, che a dicembre avrebbe compiuto 85 anni, era malato e ormai da tempo non recitava più, l’ultima apparizione qualche mese fa a Quelli Che Il Calcio per commentare una partita della Sampdoria, squadra della quale era tifoso fin da piccolo.

L’attore ligure è stato volto noto per aver interpretato il Ragionier Ugo Fantozzi, personaggio tratto dai suoi libri, e il Ragionier Giandomenico Fracchia.
Paolo Villaggio ha inoltre recitato per i più grandi registi italiani come Federico Fellini, Lina Wertmuller, Pupi Avati e Mario Monicelli, dimostrando che il suo volto era perfetto per ogni tipo di lungometraggio.

Paolo Villaggio è stato anche paroliere per una delle voci più rappresentative del cantautorato italiano, Fabrizio De André. Per la voce ligure, Villaggio scrisse due canzoni di stampo medievale: “Carlo Martello ritorna dalla battaglia di Poitiers” e “Il Fannullone”.

IL FANNULLONE/ CARLO MARTELLO RITORNA DALLA BATTAGLIA DI POITIERS

Il singolo, uscito nel 1963, fu pubblicato in tre versioni diverse, due in bianco e nero e una a colori. La musica era ispirata da una canzone popolare francese mentre il testo era di Paolo Villaggio.

IL FANNULLONE è la storia di un uomo che ha deciso di godersi la vita, dorme di giorno e racconta storie di notte; l’uomo si sposa ma la moglie, vissuta come “un giorno di vacanza”, prima lo tradisce e poi scappa, per poi tornare a vivere tristemente col suo fannullone.


CARLO MARTELLO RITORNA DALLA BATTAGLIA DI POITIERS è la storia del Re Carlo Martello che, una volta tornato dalle battaglie contro i Mori, soddisfa i suoi desideri sessuali con una prostituta; quando lei gli presenterà il conto, il Re scapperà lamentandosi del suo reame.


Le canzoni sono lo specchio di due vite diverse: una, quella del fannullone, fatta di risate e tristezza, l’altra, quella di Carlo Martello, racconta di come anche un Re debba piegarsi alle volontà di uno stato sempre più autonomo.

 

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